Bertone e lo scontro sulla Chiesa «Ora basta coinvolgere il Papa»

L’Economist dà ragione a Silvio Berlusconi. La notizia, considerata la sua assoluta imprevedibilità, potrebbe essere già soltanto questa. A dimostrazione che quando si attengono ai puri fatti - traendone le logiche e doverose conseguenze - anche i colleghi del sempre molto british e forse troppo spesso spocchiosetto settimanale economico-politico, finiscono per ammettere e riconoscere quelle che appaiono agli occhi dei più come ineludibili verità.
Succede infatti che sull’ultimo numero uscito in edicola, con un articolo dedicato all’immigrazione illegale in Italia e alle roventi polemiche nostrane scaturite dopo il salvataggio in mare di cinque profughi eritrei ormai allo stremo delle forze, il giornale d’oltre Manica riconosca dei meriti al governo Berlusconi.
Non solo - e le frasi qui tra virgolette sono la traduzione letterale - l’Economist assolve il nostro esecutivo giudicando «fuorviante» l’«obbrobrio scaricato addosso» al governo italiano da parte dell’opposizione di centrosinistra. Aggiungendo che «non ci sono prove che l’Italia stia attualmente ignorando la situazione disperata di chi cerca di raggiungere le sue acque territoriali». Precisando che i superstiti «erano stati soccorsi dalla guardia costiera appena si era avuta notizia della loro presenza». Aggiungendo poi, a comprova di questa linea di condotta, che «dal 1° giugno a oggi sono state almeno 500 le persone accolte in Italia (nonostante ora, in base alla nuova legge, esse ora rischino l’accusa di immigrazione illegale)». E riconoscendo, infine, come «la continua immigrazione illegale attraverso il Mediterraneo reclami con forza una coordinata risposta europea». Proprio quella chiesta, guarda caso, dal nostro ministro degli Esteri Franco Frattini.
I fatti sono noti: su quell’imbarcazione che trasportava i cinque superstiti, recuperata e soccorsa in mare da una motovedetta italiana il 20 agosto scorso, si sarebbero imbarcati in un porto libico altri 73 disperati, uomini e donne, alcune delle quali incinte. Quale che fosse il loro numero esatto, la tragica realtà è che purtroppo soltanto quei cinque hanno potuto toccare terra salvi, se non certamente sani, considerate le terribili condizioni fisiche in cui si trovavano.
A negare loro quel soccorso in mare, previsto come obbligatorio dal diritto della navigazione, era stata invece la Marina maltese, limitatasi a fornire agli eritrei un po’ d’acqua e dei giubbini di salvataggio, ma premurandosi addirittura di riaccendere loro il motore del gommone per via del fatto che - come hanno raccontato poi i superstiti alle autorità italiane - «noi eravamo troppo deboli per farlo». Un gesto eloquente per disfarsene e rimandarli in alto mare, abbandonati al loro prevedibile destino. Con l’aggiunta poi per sopramercato - da parte del governo maltese, accortosi di essere finito sotto schiaffo - di una vergognosa bugia. A sentire infatti la versione della loro marina, i poveri eritrei apparivano in ottime condizioni, al punto di aver rifiutato il loro aiuto perché intenzionati a raggiungere l’Italia. Come se stessero parlando di facoltosi croceristi alle prese con un banale, ma fastidioso guaio all’accensione del loro yacht, mentre si trovavano in rotta per la Costa Smeralda.
Eppure, com’è noto, la sinistra nostrana, scopertasi d’improvviso «maltese», quasi gemellata con La Valletta come un tempo lo era con Togliattigrad, ha fatto propria quell’insostenibile e indifendibile versione isolana dei fatti. Cavalcandola e soffiando sulle braci della polemica accesasi sul tema dell’immigrazione tra il responsabile del dipartimento migranti della Santa Sede, Antonio Maria Vegliò, e il ministro leghista Roberto Calderoli. Questo nell’evidente speranza di far cadere in disgrazia il governo italiano agli occhi del Vaticano. Dato che, ricorda lo stesso Economist, «la storia insegna come i governi italiani che trovatisi a lottare contro la Chiesa non sono mai durati a lungo». Come dire che la sinistra, esaurite le vie giudiziarie, per sconfiggere il Cavaliere sta tentando ora quelle del Signore. Che, si sa, sono infinite.

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