Bestie di Satana: ergastolo e pene per 100 anni

Andrea Acquarone

Nostro inviato a Busto Arsizio

Di tempo per suonare ne avranno tanto. Praticamente una vita. Ma in carcere. Lucifero, quel loro «dio» maledetto che idolatravano con droga, sesso, concerti heavy e omicidi non è riuscito a «corrompere» i giudici. Per le Bestie di Satana l'inferno è già qua, pronto e servito, e soprattutto terreno: ergastolo per Nicola Sapone uno dei cervelli (bacati) della banda; 26 anni a Paolo Leoni (Ozzy, altra presunta mente di questi metallari assassini); 26 anni a Marco Zampollo, il luogotenente che si era ribattezzato «killer»; 24 anni per Eros Monterosso, soprannome «Kaos», emblematico di quelle sue turbe che lo avevano fatto scartare persino al servizio di leva. E infine 24 anni a lei, la bella, «innocente» sbarbata di buona famiglia che tra una sniffata e l'altra riuscì a seppellire un cadavere nel giardino di casa sua. Quello di Mariangela Pezzotta, la ex del suo fidanzato satanista già condannato con rito abbreviato a 30 anni di prigione. Nonostante la collaborazione, a dispetto di quei suoi racconti che hanno incastrato il resto della banda.
Il filo intricato di tre omicidi, di certo diversi, ma tutti legati da quel comune denominatore che l'austero procuratore capo Antonio Pizzi definisce «ripudio della vita umana» è stato sciolto da otto giudici della corte d'Assise: sei popolari, due togati. In sospeso anche un suicidio che assomiglia, però, tanto a un omicidio. Quello di Andrea Bontade, un altro della setta, finito sette anni fa a duecento all'ora contro un muro. Aveva scavato anche lui la fossa nella quale tra il 17 e il 18 gennaio 1998 finirono trucidati Chiara Marino e Fabio Tollis, i due «rinnegati» della banda. Doveva partecipare all'omicidio ma all'ultimo non ne ebbe il coraggio.
Dietro agli occhialini intriganti che la fanno apparire più donna di quanto sia, Elisabetta Ballarin, alla lettura della sentenza sbianca. Le labbra si stringono tra i denti: «Stasera qualcuno festeggerà. Andrea Volpe (l'ex fidanzato da tempo lo chiama per nome e cognome, ndr), ha raggiunto il suo scopo». Continua ad essere convinta che lui sia il traditore, il bugiardo. Lei è l'unica imputata non confinata dietro le sbarre dell'aula. Un'occhiata furtiva, e quasi languida, verso la gabbia, quella dove tra gli altri quattro detenuti c'è il suo amico di «penna» Nicola Sapone. Lui ascolta con gli occhi sgranati il verdetto. Quando i giudici pronunciano per la seconda volta la parola ergastolo reagisce rabbioso: «È tutta una buffonata».
Marco Zampollo, invece continua a giocare al duro. E respinge i giornalisti che si avvicinano con una battuta che davvero non fa ridere: «Non statemi così vicino perché vi faccio un voodoo». «Ozzy», al secolo Paolo Leoni, invece, non parla. Lo fa il suo avvocato: «È stato un processo mediatico. Lo avete condannato già dalle prime udienze». Mostrava un cartellino con le presenze sul luogo di lavoro, la Metro di Cesano Boscone. Il giorno in cui fu organizzato il delitto, sostiene la difesa, lui stava lì. Il ricorso in appello è assicurato. Così come per tutti gli altri quattro imputati.
Genitori di vittime e carnefici per la prima volta, dall'inizio dei processi, siedono accanto. O quasi. Si incrociano gli sguardi, duri quelli dei famigliari delle vittime, impotenti quelli delle mamme e dei papà degli assassini. Ognuno sperava. Chi nella giustizia, chi nel perdono. La Procura di Busto aveva chiesto in tutto quattro ergastoli e 26 anni di carcere, ed è stata quasi accontentata. Chiara marino, una delle vittime, tra tre giorni avrebbe compiuto ventisette anni. Da appena un anno e mezzo i suoi genitori hanno una tomba su cui piangerla, così come quelli di Fabio Tollis, lui che si faceva chiamare «Demon» e che è morto ammazzato a martellate da quelle stesse persone con cui la sera cantava al «Midnight» di corso di Porta Romana, a Milano. Da una settimana il locale è chiuso. I metallari e i suonatori dark hanno traslocato. Cosa resta? «Giustizia è fatta», urla in aula la mamma di Chiara Marino. Lo dice anche il padre di Mariangela Pezzotta. Che da credente non può non sognare: «È stata una pena equa. Andrò a trovare come sempre Mariangela al cimitero e le dirò che da lassù deve sempre guardar giù. Il mondo non è tutto cattivo».