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Le bigotte all’attacco della biancheria «osè»

Le bigotte all’attacco della biancheria «osè»

Un alto prelato che si scandalizza davanti alla vetrina di un negozio di biancheria intima, offeso da merletti e pizzi «peccaminosi» di completi femminili, e che invia due perpetue a redarguire la negoziante con scarso senso del pudore e, anzi, la convoca in curia per non si sa bene se tirarle le orecchie, darle un buffetto o direttamente la scomunica. In una città come Genova, dove alcuni preti mettono minareti e moschee nel presepe e vietano ai fedeli di farsi il segno della croce perché potrebbe offendere i musulmani, questa storia sarebbe troppo bella. Se fosse vera. E infatti non è vera, o, meglio, non è accaduta proprio nei termini che abbiamo riportato e che stanno circolando in ambienti giornalistici e di Curia. Intanto non c’è un alto prelato scandalizzato (si era addirittura fatto il nome del cardinal Bagnasco) e neppure vetrina indecente o una convocazione di qualche simil-inquisizione anti-slip. Esiste invece una commerciante, Caterina Ansaldi, la cui famiglia da quattro generazioni gestisce la bottega di biancheria intima «Ansaldo», in via Chiabrera, all’angolo con piazza San Lorenzo a due passi dal Duomo e dalle sede della Curia, che in questi giorni, suo malgrado, si trova al centro di sussurri e grida di cui, certo, avrebbe fatto a meno. Precisa la Ansaldi: «Non c'è alcuna lettera della curia e men che meno messaggi del Cardinale Bagnasco il quale, sono sicura, ha argomenti ben più alti e importanti di cui interessarsi. Il fatto è - racconta la commerciante - che qualche giorno fa due signore, assidue frequentatrici di ambienti della Curia, mi hanno fatto notare che le merci esposte nelle mie vetrine offendevano il pudore. Che i capi di biancheria intima che esponevo non sarebbero stati adeguati alla vicinanza con la cattedrale e con le sedi della Curia». Insomma gli scandalizzati non erano alti prelati e monsignori facilmente impressionabili, ma due perpetue troppo zelanti e, forse, come dice il poeta, «mai state mogli e senza più voglie». «Io - dice Caterina Ansaldi - ho risposto loro che non c’era nulla di offensivo, volgare o addirittura blasfemo nei completi intimi che espongo e continuo a tenere in vetrina. Sono solo dispiaciuta che questa storia sia venuta fuori e possa in qualche modo rovinare il lavoro che la mia famiglia fa da quattro generazioni e io continuo a fare con sacrifici e volontà». Oltretutto, come assicura la titolare, il negozio, fondato nei primi anni del secolo scorso, ha sempre avuto tra i clienti anche monsignori e prelati, «Perché vendiamo anche biancheria da uomo e la maggior parte della nostra clientela sono signore e signori di una certa età. Altro che scandalo».

Vero, nel corso della conversazione con la negoziante, sono entrate due signore tra gli 80 e i 70 anni, non certo pin-up o veline a caccia di biancheria sexy. E poi, dall’altra parte della piazza c’è una farmacia che espone i manifesti di creme solari dove abbondano donne in bikini e mutande. Ma forse di là le perpetue scandalizzate non passano mai.

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