Il bimbo d’Italia «Che noia il nuoto, così mi son tuffato»

Roma. Dall’esame di terza media al Mondiale. Che si svolgerà a non più di dieci chilometri da casa sua. Un salto triplo per il romano Andrea Chiarabini, considerato la mascotte dagli azzurri di tuffi. Mercoledì scorso, al taglio del nastro, è apparso più frastornato dal caldo e dalla ressa che emozionato: l’essere il più giovane della squadra italiana a Roma 2009 non sembra turbarlo più di tanto. Giorgio Cagnotto, ct dei tuffi, lo tiene nell’ovatta: non vuole che ci sia troppa pressione su un ragazzino di 14 anni salito alla ribalta per le tre medaglie di diverso colore ai recenti europei juniores. «Non mi pesa stare con i più grandi, sono tutti gentili con me. E Tania, la ragazza di Francesco (Dell’Uomo ndr) è dolcissima con me».
Andrea, com’è nato l’amore per i tuffi?
«Ero al mare e mi piaceva tuffarmi dalle spalle di mio padre. Avevo 7 anni, all’epoca facevo nuoto, ma mi ero stancato di tutte quelle vasche monotone e ripetitive. Per cui ho cambiato disciplina».
I tuffi sono roba di famiglia…
«Sì, anche mio fratello Lorenzo, che ha 12 anni, vanta già buoni risultati a livello giovanile. Mia sorella Sofia, invece, ha solo due anni. Venerdì prossimo saranno in tribuna con i miei genitori a vedermi».
Raccontaci una tua giornata tipo.
«Scuola al mattino, tre ore di allenamento al pomeriggio, compiti e poi se posso computer o playstation (dalla quale, come confessa Dell’Uomo, suo compagno di gare e di stanza all’Acquacetosa, si stacca difficilmente nel ritiro, ndr)».
Quindi sono bandite le uscite con gli amici...
«Esco la sera solo il sabato e la domenica, ma solo con gli amici dei tuffi. Con quelli di scuola i ritmi non coincidono». A proposito di scuola, com’è il tuo rendimento?
«Buono, sono stato promosso con otto. Ora mi iscriverò al Liceo Scientifico Tecnologico. Se devo essere sincero in italiano stento un po’… Meglio l’inglese, ho la media del nove».
Quindi riuscirai a dialogare con Tom Daley, il tuo coetaneo già star dei tuffi.
«Per ora l’ho solo incrociato. È diverso da come l’avevo visto in tv, ha un fisico incredibile per uno della sua età. Di lui mi piacciono le entrate in acqua, ma anch’io mi difendo bene da questo punto di vista. E mi piacerebbe fare due chiacchiere anche con i cinesi, ma loro l’inglese non lo parlano proprio...».
Hai vinto l’oro nella piattaforma, la più difficile delle specialità, agli ultimi europei juniores. Daley ha confessato che pianse quando doveva tuffarsi. E tu?
«Nessun timore, quando mi tuffo penso sempre a non farmi male. Certo bisogna partire dai 5 metri per vedere se uno è portato. Molti giovani, per problemi alle spalle e alla schiena, la evitano. In effetti la piattaforma è impegnativa».
Cosa hai pensato quando è arrivata la convocazione al Mondiale?
«Che dovevo impegnarmi di più. Ci sarà il pubblico italiano, un altro stimolo a far bene».
A Roma farà il sincro con Francesco Dell’Uomo. Si comporta da fratello maggiore?
«Io sono molto vivace, lui spesso mi tiene a freno. E anche sulla piattaforma, prima del tuffo, cerca di infondermi tranquillità. Poi mi tiene a bada per la dieta, nel ritiro dell’Acquacetosa c’è dell’ottimo cibo e io sono molto goloso. Siamo in camera insieme e la sera giochiamo a ping pong».
Obiettivo dei Mondiali?
«Siamo tredici coppie, in finale entrano in 12, non vorrei essere nel duo eliminato. Non mi sembra di chiedere la luna...».

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