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Bellavia accusa: "Carte manipolate da una talpa in Procura"

Il consulente di Report: "Il papello l'ho scritto io"

Bellavia accusa: "Carte manipolate da una talpa in Procura"
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Una mano misteriosa all'interno degli uffici della Procura della Repubblica di Milano, che si impadronisce di un documento ad alta riservatezza contenuto nel fascicolo di un pm e lo fa riapparire in un altro fascicolo di un altro magistrato: è questo lo scenario inquietante descritto da Gian Gaetano Bellavia, il consulente di Report indagato a Milano per violazione della legge sulla privacy, in relazione all'imponente archivio di materiale top secret che aveva accumulato nel suo studio. Ieri Bellavia esce allo scoperto con un comunicato in cui per la prima volta ammette di essere l'autore del "papello" con i nomi di centoquattro personaggi oggetto delle sue attenzioni e reso noto dal Giornale il 4 genaio. Finora aveva negato di esserne l'autore, poi aveva detto di non sapere come fosse finito agli atti dell'inchiesta sulla dipendente, Valentina Varisco, che accusa di avergli trafugato un milione di file riservati. Ora scrive che il documento "il 10 giugno 2025 veniva consegnato a tutela dell'indagine ed in via assolutamente riservata" al pm Silvia Bonardi, del pool antimafia, che a Bellavia aveva assegnato numerosi incarichi. E a quel punto il passaggio più sconcertante: "Tra l'11 giugno 2025 ed il 17 giugno 2025 ignoti essendosi appropriati dei documenti riservati per la sola dottoressa Bonardi li inserivano selettivamente nel fascicolo del procedimento penale già chiuso dal 3 giugno", ovvero quello a carico della Varisco. È in quel momento, secondo Bellavia, che si innesca il meccanismo che porta il documento a divenire pubblico. Senza farne il nome, ma dicendo che la sua voce è stata registrata, il consulente indica il "propalatore" nel titolare di una agenzia investigativa che ha assunto la Varisco dopo le dimissioni. Ma sul vero tema dell'indagine, ovvero la provenienza e l'utilizzo del materiale, cosa dice il commercialista siciliano? Per la grande maggioranza, sostiene che i documenti (da lui stesso definiti nel papello "estremamente sensibili") venivano da sei inchieste in cui aveva svolto attività di consulenze per la Procura milanese.

Mentre conferma che per otto nominativi (Luca Barbareschi, Flavio Briatore, Manfredi Catella, Alberto Di Rubba, Giuseppe Graviano, Danilo Jervolino, Claudio Lotito e Massimo Ponzellini) gli erano stati passati dall'altro suo datore di lavoro: Report, la trasmissione di Sigfrido Ranucci.

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