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Difesa a mosaico e "scudo" sui siti nucleari: così l'Iran si prepara alla guerra con gli Stati Uniti

Secondo Cbs News l’esercito americano sarebbe pronto ad attaccare Teheran “già da sabato”

Difesa a mosaico e "scudo" sui siti nucleari: così l'Iran si prepara alla guerra con gli Stati Uniti

I segnali di una possibile imminente operazione militare degli Stati Uniti in Iran si moltiplicano di ora in ora. Cbs News ha riferito che i massimi funzionari della sicurezza nazionale hanno comunicato a Donald Trump che l’esercito Usa è pronto a potenziali attacchi contro il regime degli ayatollah “già da sabato”, anche se è probabile che i tempi per qualsiasi azione si estendano oltre questo fine settimana. Le conversazioni sul dossier, riporta l’emittente, vengono descritte come “fluide e in corso” e il presidente americano non avrebbe ancora preso una decisione definitiva sull’opportunità di colpire. Le indiscrezioni di Cbs vengono confermate in resoconti dello stesso tenore pubblicati dal New York Times e dal Wall Street Journal.

Mentre la stampa Usa evidenzia che in Medio Oriente gli Stati Uniti hanno radunato la più grande potenza aerea nella regione dall'invasione dell’Iraq del 2003, anche le dichiarazioni ufficiali che arrivano da Washington lasciano intendere che i negoziati tra Usa e Iran (l’ultimo round si è tenuto martedì a Ginevra) non stiano producendo i risultati sperati. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha affermato in un briefing con i giornalisti che “ci sono molte ragioni e argomentazioni che si potrebbero addurre a favore di un attacco contro l’Iran”. Quasi in contemporanea il vicepresidente J.D. Vance ha avvertito che i colloqui in Svizzera “sono andati bene” sotto alcuni aspetti, ma “in altri è stato molto chiaro che gli iraniani non sono ancora disposti a riconoscere e affrontare le linee rosse fissate da Trump”.

Le autorità iraniane sono consapevoli che una nuova operazione militare americana dopo quella dello scorso giugno potrebbe essere vicina. Con la differenza che questa volta per il regime la posta in gioco potrebbe essere decisamente più alta e mettere a rischio la sopravvivenza della Repubblica Islamica. L’Iran si prepara dunque ad uno scontro “esistenziale” e secondo il Wall Street Journal e il Jerusalem Post avrebbe già preso una serie di misure in vista di un conflitto con gli Stati Uniti.

Teheran sta schierando le sue forze militari, disperdendo il potere decisionale e rafforzando i siti nucleari per affrontare quella che gli analisti definiscono la peggiore minaccia militare per il regime dal 1988, cioè dalla fine della guerra durata otto anni con l’Iraq. L’Iran avrebbe dispiegato unità navali della Guardia Rivoluzionaria nello Stretto di Hormuz mentre i media iraniani hanno trasmesso immagini di missili da crociera lanciati da imbarcazioni e da camion lungo la costa. Iniziative e riprese che rendono chiaro che in caso di conflitto Teheran potrebbe bloccare la via d’acqua strategica attraverso la quale passa circa un quinto delle riserve mondiali di petrolio. Intanto, proprio nello Stretto, sono previste per oggi esercitazioni navali con i russi e i cinesi. Le manovre con gli alleati si svolgeranno non lontano dalla portaerei americana Abraham Lincoln.

I media della Repubblica Islamica danno conto di altre recenti esercitazioni mirate nel corso delle quali il regime teocratico ha testato i suoi sistemi di difesa aerea e il Jerusalem Post riporta che a fine gennaio sono state dispiegate in tutto l’Iran forze di terra delle Guardie Rivoluzionarie per proteggere le strutture missilistiche strategiche sparse in tutto il Paese. Il regime può contare su circa 2mila missili balistici a medio raggio che potrebbero colpire Israele e ingenti scorte di missili a corto raggio che potrebbero raggiungere le basi Usa nel Golfo e le navi nello Stretto di Hormuz.

Un fattore chiave sul quale il regime conta per contrastare un attacco americano è la strategia ventennale di “difesa a mosaico” che conferisce ai comandanti militari l’autonomia di impartire ordini alle proprie unità anche in caso di un’interruzione della catena di comando. La dispersione dei siti missilistici è funzionale a tale strategia. Non a caso ad inizio febbraio le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato l’intenzione di rilanciare “la dottrina del mosaico”.

Altre iniziative iraniane si segnalano sul fronte della difesa dei siti nucleari. Secondo le immagini satellitari pubblicate dall’Institute for Science and International Security, la Repubblica Islamica ha svolto dei lavori presso le strutture legate al programma nucleare per proteggerle meglio dagli attacchi. In particolare Teheran avrebbe rafforzato gli ingressi dei tunnel nel siti di Isfahan, di Pickaxe e di Parchin.

Infine, per escludere la possibilità che i raid degli Stati Uniti scatenino nuove ondate di proteste sociali in Iran, le Guardie Rivoluzionarie e le forze di intelligence hanno allestito circa 100 punti di monitoraggio nei pressi di Teheran.

I gruppi per i diritti umani denunciano che le forze di sicurezza del regime continuano a dare la caccia alle persone che hanno partecipato alle proteste del mese scorso arrivando a cercarle persino nelle scuole e chiedendo agli ospedali le cartelle cliniche di chi è stato curato per ferite durante le manifestazioni.

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