Bionde boom ma da noi manca un censimento

In inglese si chiamano «beer sommelier» e sono i degustatori ufficiali di birra, in particolare di quelle artigianali. La figura è piuttosto recente, ed è nata negli Stati Uniti una decina di anni fa quando Ray Daniels considerato il creatore della categoria ha istituito il primo master ufficiale del settore. Dal 2008 a oggi con lui si sono diplomati 400 «Ciceroni» - veri e propri «ambasciatori» della birra - e circa 1.400 «certified beer servers», destinati a lavorare nei pub e locali di tutto il mondo. Perché oggi, con il settore in crescita del 400 per cento negli ultimi dieci anni solo nel nostro Paese, la birra è diventata bevanda nobile, presente con centinaia di etichette diverse nelle carte dei ristoranti, proprio come avviene da sempre per il vino. E allora occorre conoscerla, sceglierla in base all'occasione, abbinarla con il cibo, spillarla a regola d'arte, trasformarla in ingrediente per ricette stellate.

Per il momento i sommelier della birra italiana non sono censiti e non esiste un albo a loro dedicato. Manca anche un riconoscimento ufficiale da parte della legge, così come un ente formativo di riferimento. I corsi per diventare sommelier sono impartiti da associazioni diverse Mobi, Movimento birra, Unionbirrai, Associazione italiana sommelier, Fermento birra, Associazione degustatori birra, Accademia Doemens, Centro di eccellenza per la ricerca sulla birra che rilasciano il relativo attestato, comunque richiesto per cominciare a lavorare.

Gli sbocchi professionali non mancano certo, così come le possibilità di farsi conoscere. Ai beer sommelier è dedicato perfino un campionato del mondo. L'ultima edizione, lo scorso anno, è andata in scena a Rimini e ha visto sfidarsi i migliori 80 degustatori al mondo 15 gli italiani -, provenienti da 18 Paesi diversi.

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