Blair gela Chirac, lo sconto inglese non si tocca

Londra respinge l’appello alla solidarietà: «Versiamo già più del doppio della Francia»

Blair gela Chirac, lo sconto inglese non si tocca

da Roma

Chirac invoca un gesto «di solidarietà». Tony Blair gli replica sbattendogli la porta in faccia: non se ne parla nemmeno. È ormai guerra aperta sullo «sconto inglese», attualmente 5,3 miliardi di euro che però nel 2012 diverrebbero 7,1, che Margaret Thatcher riuscì a scippare alla Ue nel lontano ’84, mettendo assieme la crisi che allora si viveva nel Regno Unito e gli scarsi rimborsi agricoli per le campagne inglesi rispetto a quelli preventivati per gli altri Paesi membri.
Non cede il premier britannico neanche di un millimetro: «Negli ultimi dieci anni la Gran Bretagna ha versato nelle casse dell’Unione Europea una somma due volte e mezzo quella della Francia. Questo è il nostro gesto di solidarietà», fa sapere asprigno. Chiarendo che con l’abolizione dello sconto il suo Paese avrebbe pagato somme pari a 15 volte quelle versate da Parigi. Dura insomma lo spazio di poche ore l’illusione di poter riuscire a trovare un accordo che permetta di dar via libera al budget comunitario nel summit di giovedì e venerdì prossimi a Bruxelles. Il presidente francese, giunto ieri a Lussemburgo per incontrare il presidente di turno, il lussemburghese Juncker, aveva invocato appunto un gesto solidale dal collega britannico. «È il momento - aveva detto - nel quale i nostri amici inglesi devono capire che occorre fare un gesto di solidarietà....». E negli stessi attimi, a Berlino, i ministri degli Esteri Fischer e Philippe Doust-Blazy - riuniti per un vertice franco-tedesco - si auguravano la stessa cosa, auspicando l’applicazione «del principio di una equa distribuzione dei carichi».
Niente da fare. Richiesta seccamente respinta al mittente. Forse anche perché Chirac, accanto alla perorazione a Londra, ha difeso a spada tratta la Pac (Politica agricola comunitaria) che al suo Paese concede lauti sussidi e che dovrebbe rimanere in vigore fino al 2012: «Non possiamo accettare alcuna riduzione per gli aiuti diretti ai nostri agricoltori» ha affermato. Logico che gli si sia risposto altrettanto negativamente.
E dunque le speranze che si possa trovare un compromesso che permetta di varare il piano pluriennale 2007-2012 della Ue, vanno a sbiadire. Italiani, portoghesi (ieri l’incontro tra i premier Berlusconi e José Socrates) e altri Paesi mediterranei si oppongono a un taglio dei fondi per le regioni meno sviluppate - con Roma che è già arrivata a minacciare il veto - tedeschi, francesi, svedesi, austriaci sono per limare i contributi a Barroso. E ieri anche gli olandesi sono scesi pesantemente in pista. Il primo ministro Balkenende, che ha incontrato Juncker, gli ha chiarito come dopo il «no» referendario, L’Aia non intenda continuare a rimanere il principale Paese pagatore netto pro-capite. «Le cose - ha chiarito il premier olandese - a questo punto devono cambiare». Ma non sarà facile. Anzi.

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