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Boniperti, l'uomo e il campione che ha fatto la Juventus

Tony Damascelli è il consulente del docufilm appena annunciato: "Lui era molto sanguigno e immediato"

Boniperti, l'uomo e il campione che ha fatto la Juventus
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Prosegue anche nella prossima stagione l'impegno delle produzioni Sky Original dedicate al mondo dello sport. Tra le novità in arrivo, Giampiero Boniperti. L'unica cosa che conta. Un docufilm che racconta la storia di Boniperti, l'uomo che è stato la Juventus: calciatore, capitano, presidente e simbolo di un'intera epoca. Attraverso la partecipazione dei tre figli, le testimonianze dei grandi campioni che lo hanno conosciuto o hanno vinto nelle sue squadre e i ricordi di alcune delle firme più autorevoli del giornalismo italiano.

Una produzione a cura di Sara Cometti, con la regia di Leopoldo Muti e la consulenza editoriale di Tony Damascelli. Il nostro opinionista, presente sul palco del teatro Lirico, ha raccontato aneddoti e retroscena della leggenda bianconera: "Sono abbastanza emozionato nel vedere Alessandro (il figlio, ndr) soprattutto per come tiene il mento, come faceva papà. Lo dico apposta, perché era facile per noi avvicinare l'Avvocato Agnelli, il dottor Umberto; era impossibile avvicinare Giampiero Boniperti. Era sempre una situazione difficile. "Ho portato qui uno dei dispositivi (gli occhiali da sole, ndr), l'antifurto che aveva tuo padre" dice rivolto al giovane Boniperti. "Nelle trasferte in aereo io personalmente cercavo di avvicinarmi a Giampiero Boniperti per parlargli, per chiedergli qualcosa. Bastava una parola e Boniperti, faceva così (mima il gesto di mettersi gli occhiali e tirare la testa all'indietro, ndr). Questa reazione significava solo una cosa: Vai via di qui, perché non ho alcuna intenzione di parlarti. Perché lui era molto sanguigno, molto immediato".

Sull'uomo Boniperti Damascelli ha aggiunto: "Da una parte era dolce, dall'altra spigoloso. Il presidente era una figura difficile, unica ed esclusiva".

Infine, il ricordo dell'Heysel e della telefonata della Regina: "Quando ci fu la tragedia dell'Heysel, la regina Elisabetta volle chiamare e avere come testimone di quel momento tragico, ma anche di un'epoca gloriosa, proprio Giampiero Boniperti, che aveva

giocato a Wembley. Di quell'episodio si vantava in maniera strepitosa, trattandoci come raccattapalle nei suoi confronti. E faceva anche bene, perché questa è la storia, questo è il giornalismo, questo è Giampiero Boniperti".

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