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Kering accelera in Borsa ma Gucci resta zavorra

Il gruppo chiude l'anno con ricavi in calo del 13%

Kering accelera in Borsa ma Gucci resta zavorra
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La mattina di ieri è iniziata in quarta per il settore del lusso. Il merito? Tutto è nelle mani di Kering. Ieri il gruppo francese ha infatti comunicato i risultati dell'esercizio 2025 e in particolare quelli relativi all'ultimo trimestre. Sull'anno i ricavi sono in calo del 13% rispetto al 2024, a 14,675 miliardi di euro, ma la società mostra i primi segnali di stabilizzazione nel quarto trimestre. Le vendite del gruppo si sono infatti attestate a 3,91 miliardi di euro, con un calo del 3%, un risultato ancora con il segno meno, ma meno grave rispetto al -5% previsto dal consenso degli analisti.

Questa performance ha spinto le azioni Kering verso il maggior rialzo giornaliero degli ultimi diciassette anni (+17% ad apertura Borsa, a 297 euro , per poi chiudere al +10,1%), influenzando positivamente l'intero settore europeo dei beni di lusso. Il miglioramento dei ricavi è stato trainato da una ripresa in quasi tutte le regioni geografiche verso la fine dell'anno, ad eccezione di contesti che risentono ancora di incertezze macroeconomiche e potenziali dazi doganali, come la Cina.

Con uno sguardo verticale sui brand di punta del gruppo guidato da Luca de Meo (in foto): Gucci, che genera il 41% delle entrate totali del gruppo, ha chiuso l'anno con ricavi per 5,99 miliardi di euro, in calo del 22% rispetto all'esercizio precedente. Tuttavia, nel quarto trimestre la contrazione delle vendite del marchio ammiraglio è stata del 10%, un dato leggermente migliore rispetto alla flessione del 12% stimata dagli analisti. Parallelamente, Yves Saint Laurent ha registrato vendite annue per 2,64 miliardi di euro con una stabilizzazione nell'ultima parte dell'anno, mentre Bottega Veneta ha raggiunto nel quarto trimestre il livello di vendite più alto della sua storia, chiudendo l'esercizio a 1,7 miliardi di euro.

Il balzo in Borsa e i risultati dell'ultimo trimestre riflettono la scommessa degli investitori sulla ristrutturazione avviata da de Meo, nonostante una perdita netta di 29 milioni di euro dovuta principalmente ai costi di riorganizzazione. Il risanamento è avviato ma la strada è lunga.

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