Bosie, «rovina» di Wilde e grande poeta

Davide Brullo

Oscar Wilde è una griffe. Come Armani, come la Ferrari. Non è cariata fola giornalistica: un paio di settimane fa Kate Hext, sul Times Literary Supplement, ha registrato i reperti della «Wilde Industry». In pochi mesi sono pubbliche una sontuosa biografia (Oscar. A Life, firma Matthew Sturgis, sono quasi 900 pagine), uno studio (Making Oscar Wilde, di Michèle Mendelssohn), una inflorescenza filologica (gli Annotated Prison Writings of Oscar Wilde pubblicati dalla Harvard University Press per la cura di Nicholas Frankel). Ci è voluto, perciò, tutto il genio solido e lunare di Silvio Raffo, sommo anglista (è il massimo traduttore di Emily Dickinson), per alterare l'ordine dei fattori. In L'amore che non osa (Elliot, pagg. 178, euro 18,50), infatti, il protagonista non è Wilde ma il suo amante e la sua disperazione, Alfred «Bosie» Douglas, il ragazzo in cui il divo Oscar rivede Dorian Gray e per cui scrive, in carcere, De Profundis. «Bosie» fu un tipo animato dai demoni: dopo la morte di Wilde maltrattato con malizia «s'impegna laboriosamente a sperperare ciò che gli resta del patrimonio materno e si rende protagonista di diverse eccentriche (e quasi sempre rovinose) imprese» (Raffo). Tra queste, sposa una poetessa aristocratica «nota per le sue poesie raffinatamente omoerotiche», da cui avrà un figlio, gravemente schizofrenico; traduce i Protocolli dei Savi di Sion; fonda un giornale antisemita, nel 1920; viene messo in carcere per aver diffamato Winston Churchill (a cui, anni dopo, dedicherà un sonetto).

Soprattutto, «Bosie» scrive. E scrive bene, se prestiamo fede a George Bernard Shaw, che lo definì «il miglior compositore di sonetti dopo Shakespeare». «Bosie» poeta più bravo di Wilde? Riguardo al suo talento, oggetto di un casalingo revival questa estate Oligo Editore ha pubblicato una manciata di versi di Alfred Douglas, A Oscar Wilde, per la cura di Cristiano Ferrarese (pagg. 36, euro 12) Raffo non ha dubbi: «Bosie la viperetta è stato senz'altro migliore come poeta che come uomo. E merita un posto di rilievo nella poesia inglese del suo tempo, indipendentemente da qualsiasi giudizio morale sulla sua persona». Alcuni sonetti alla moglie Olive sono l'alloro che cinge l'esistenza di «Bosie»: «Ho sperperato la felicità/ incurante del mondo a me nemico,/ non ebbi in dono la santa pazienza/ di sopportare gli stolti». Probabilmente, proprio questo è l'estro del poeta: sperperare la felicità per la più rovinosa delle avventure. Il divo Wilde sarebbe d'accordo.

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