Botte in aula, urla e pisolini I prof sempre più esauriti: «Un lavoro a rischio stress»

Il male oscuro degli insegnanti si chiama «burnout», ovvero «fusione». Proprio come direbbe un adolescente, gli insegnanti sono fusi. Non per modo di dire, stando a una ricerca effettuata da Vittorio Lodola D’Oria medico Asl di Milano e responsabile dell’area tutela e benessere psicofisico degli insegnanti dello Iard: ogni settimana si riunisce con la commissione che deve giudicare patologie e inabilità dei professori. Il quadro non è confortante. «Le patologie psichiatriche sono in drastico aumento - racconta -. Quando gli insegnanti si rivolgono a noi i danni sono già compiuti. Manca la conoscenza del problema, sia nei medici di base che nei dirigenti». L’insegnante definito «eccentrico», in realtà è quello che avrebbe bisogno di cure psichiatriche. Lo scorso anno il 70% che si sono rivolti alla commissione ne sono usciti con una diagnosi psichiatrica (negli anni ’90 erano il 40%). Una crescita inarrestabile. Nel dettaglio: il 30% è stato dichiarato psicotico (schizofrenia e disturbi della personalità), mentre nel restante 70% la diagnosi parla di disturbi ansioso-depressivi. Ma è proprio così, insegnare fa diventare matti? «Ce lo siamo chiesti anche noi: si diventa matti insegnando o e è matto chi va a insegnare? È chiaro che esiste una predisposizione personale - spiega Lodola D’Oria -. Ma di sicuro è un lavoro ad alto rischio di stress».
È anche un mestiere che logora nel tempo visto che le forme di esaurimento colpiscono soprattutto gli insegnanti che hanno sulle spalle almeno 22 anni di servizio. «Delle 3.500 visite in collegio, solo il 9% ha ottenuto la idoneità al lavoro - continua -. Il 27% ha ottenuto l’inabilità temporanea, un anno nel quale l’insegnante viene dirottato su lavori di segreteria, il 53% l’inidoneità permanente e il 10% l’inabilità assoluta al lavoro e mandati in prepensionamento». L’argomento è di quelli che toccano da vicino il personale scolastico: la settimana scorsa al seminario tenuto dal professor Lodola D’Oria c’erano più di 800 insegnanti. «Il problema è la disinformazione e la prevenzione - continua -. Per questo sto raccogliendo le firme da presentare al ministero. L’idea, come già attuata in Francia dove il numero dei suicidi tra gli insegnanti ha fatto correre il governo ai ripari - è quello di dotare gli insegnanti di uno psichiatra di base al quale rivolgersi durante l’anno». Un appello al ministro Gelmini già sottoscritto in pochi giorni da oltre mille insegnanti. Per curare, ma anche per prevenire. Quando gli insegnanti arrivano in commissione (il 70% spontaneamente, il 30% mandati dal dirigente), in genere hanno già passato il limite: «Hanno picchiato i bimbi, urlato coi colleghi, o peggio sono finiti sui giornali. In alcuni casi si tratta di atti meno deleteri: lo scorso anno venne mandata da noi una professoressa di liceo: in una versione di latino aveva dato 9 a tutti gli studenti. Anche a quelli assenti». Ma quali sono le spie del disagio? «Dalla mancanza di concentrazione, l’incapacità a vigilare la classe o a svolgere le attività come compilare correttamente il registro. A un gradino più su troviamo il perdere le staffe, il ricorrere alle mani con gli studenti, lo strappare i quaderni, strattonare gli alunni o addormentarsi in classe». Il nesso tra stress e insorgenza di tumori è ampiamente collegato. E un’analisi lo conferma: il 14,2 % dei docenti che si sono rivolti in commissione medica lo scorso anno era per una neoplasia.