Il branco del sabato sera

In 20 contro una disabile a Roma. E nel resto d'Italia un susseguirsi di pestaggi e aggressioni. Mentre il Paese riapre, gli adolescenti fanno i conti con un anno di pandemia. E gli psicologi lanciano l'allarme

Il branco del sabato sera

Un sabato di metà aprile, poco prima dell'ora di cena. Lungo una via periferica di Santa Maria della Sala, piccolo e tranquillo paese in provincia di Venezia, tre ragazzi sbarrano la strada a una donna.

Due non hanno la mascherina, il terzo la lascia pendere dall'orecchio destro. La guardano con aria di sfida, uno le sputa addosso. Avranno sì e no sedici anni. Sguardo da duri. Jeans strappati. Giubbotto di pelle, pendenti di ferro, catene che escono dal giubbotto. La donna li supera. Loro si voltano, la seguono per qualche metro e poi rinunciano.

Una volta sarebbe successo ai margini di qualche disagiata periferia metropolitana, oggi accade nella paciosa provincia veneta. Ed episodi di questo genere dopo la pandemia sono in continuo aumento, come spiega al Giornale, Marco Forner, psicologo e psicoterapeuta, che da oltre vent'anni fa corsi di prevenzione nelle scuole. «La madre di tutto è la noia. E i giorni del virus hanno dato un contributo forte per deviare comportamenti sani».

Accade in tutta Italia, da Nord a (...)

(...) Sud, da Sud a Nord. A Fano sabato 8 maggio una quindicina di giovani stranieri si è accanita contro due ragazzi del luogo. Calci, botte e pugni in faccia contro un coetaneo che aveva un ciuffo bianco e lo smalto nero. A Conegliano e a Verona si sono picchiati in piazza a suon di sediate. A Latina un diciassettenne e un ventenne sono stati arrestati per aver pestato un ubriaco. L'hanno fatto «per sfogarsi». A Colleferro, comune vicino a Roma, il paese di Willy Monteiro, il cuoco di origine capoverdiana che venne picchiato a morte, un diciassettenne della zona in aprile è stato pestato a sangue da un gruppo di ragazzi che gli hanno fratturato la mascella e il setto nasale.

E la violenza tocca luoghi un tempo considerati lontani da questi problemi. Come a Mogliano Veneto, dove il 22 marzo scorso Marta Novello di 26 anni è stata colpita da un ragazzo di 17 anni, con almeno venti coltellate. Stava facendo jogging. E ancora in Veneto è appena stata neutralizzata la baby gang che seminava il terrore nel Trevigiano e nelle zone vicine: un gruppo di minorenni e appena maggiorenni, maschi e femmine insieme.

IDENTITÀ DI GRUPPO

I protagonisti di queste storie sembrano fatti con lo stampo. Tutti vestiti uguali. Sguardo da macho. Pettinati laccati. Avanzano lungo le vie dei paesi, delle città, del centro e delle periferie, tutti raggruppati, fanno muro, fanno cartello, passano loro. Davanti il capetto, attorniato dagli adepti. Dagli scelti. Da chi si è sentito solo, trascurato, abbandonato, da chi non trova propri simili per aggregarsi e trova aggregazione e identità nei gruppi dei bulli, dei teppisti, a volte vandali, la maggior parte violenti. Colpiscono per colpire. Danneggiano per danneggiare. Offendono per offendere. Non rubano perché hanno bisogno di rubare. Si sentono forti. In branco poi. «Sono ragazzi che hanno perso la propria identità - spiega sempre Forner -, l'attaccamento ai valori, alle origini, alle tradizioni e trovano nel branco, nella gang, un punto di forza, il loro nido, la loro nuova casa. Molti cominciano su internet. Poi si trovano in giro, con i gregari che fanno quello che dicono i capi».

Nella già citata Santa Maria di Sala, in provincia di Venezia, ci sono almeno due gruppi di ragazzi che tengono sotto scacco il paese. Alcuni sono già stati segnalati. Spaccavano tutto, si trovavano nel cortile di una palestra e si appendevano alle grondaie, spaccavano idranti. Sono tutti minorenni. Il cortile, l'amministrazione comunale ha dovuto rifarlo tre volte. Per non parlare dell'altra banda che va in giro a intimidire la gente. Quando la noia si fa tanta, troppa, quando diventa la compagna quotidiana, ci si mette all'incrocio di una strada e si lanciano bottiglie di birra vuote addosso alle auto in corsa. O si tirano pietre sulle tapparelle delle case vicine. È di qualche anno fa il gioco di stendersi per strada per sfidarsi ad alzarsi quando passano le macchine. Vince chi resiste più a lungo.

Il sindaco del comune di Santa Maria, Nicola Fragomeni, insieme con le forze dell'ordine, si sta impegnando per arginare il problema. «La verità è che ci sono ragazzi che non riusciamo più a tenere spiega e con la pandemia è aumentata la rabbia». Come accade quando si parla di violenza e di bullismo c'è sempre un debole che finisce preda di coloro che si credono forti. A Roma il 2 aprile al Nuovo Salario, un gruppo di bulli ha picchiato una ragazzina disabile e ha postato il video su Instagram. Il branco è stato identificato: in tutto 20 ragazzini, c'erano anche quattro «bulle».

PUNIBILITÀ E TECNOLOGIA

Per i fenomeni di bullismo, spiega Forner, «ci vogliono almeno tre individui. E uno dei problemi di questo tipo di comportamenti è che è passato il messaggio che tanto se sei minorenne non sei punibile, quando in realtà dai 14 anni anche il minore può essere imputabile. La tecnologia poi è una complicazione. Non ci si rende conto di essere davanti a uno schermo». Si perde il contatto con la realtà sopraffatti dal desiderio di apparire. «Il virus ha approfondito la sensazione di isolamento - spiega-, ma già prima con le varie piattaforme social questi ragazzi avevano creato una sorta di bolla intorno a sé. Si tratta di personalità fragili che si raggruppano al fine di spalleggiarsi, di mettere paura. Sia nei fenomeni di bullismo che nelle baby gang».

Una caratteristica delle baby gang è il principio del mutuo riconoscimento. «Hanno oggetti uguali. Usano simboli e un gergo tutto loro. Contrariamente a quello che si può pensare il fenomeno non riguarda solo i gradini più degradati della società. Coinvolge anche i figli di quelli che mai diresti. La pandemia, poi, ha uniformato tutto, perché per tutti pandemia è noia, è dad, è isolamento».

Ne sa qualcosa Federica Buffoni, psicologa e psicoterapeuta che opera a Roma nel quartiere Parioli e che con il Covid ha visto aumentare le richieste di aiuto. «C'è un'escalation di reati commessi da giovani adulti - spiega-. Sono spesso ragazzi della borghesia, all'apparenza insospettabili». Nell'ultimo anno per esempio è aumentato l'uso della cocaina soprattutto tra i ventenni. «Questi ragazzi, in generale - continua Buffoni -, non rubano perché quella cosa serve loro, ma per il gusto di farlo, per appartenere al gruppo. Non riescono a vincere la noia del loro stile di vita, si sentono sempre inadeguati. Ma questa è solo la punta dell'iceberg: il primo step è il bullismo, la presa in giro del coetaneo. Dopo si può passare ad atti vandalici, anche allo spaccio. Sono ragazzi che non controllano gli impulsi, anche per via dell'uso di droga e alcool. Non hanno regole durante la giornata, anche dal punto di vista delle abitudini alimentari o dello stile dell'abbigliamento, per lo più sciatti. Tutto questo con le restrizioni è esploso, con conseguente abbassamento del tono dell'umore».

PRECOCI IN TUTTO

L'età dei giovani coinvolti? «L'età si sta sempre più abbassando - spiega la vicepresidente dell'Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto Fortunata Pizzoferro -, anche 11 anni. Ci sono adolescenti che fanno gruppo nelle chat online, baby gang adolescenziali e preadolescenziali. Ma ci sono anche baby gang femminili. Puntano sul chiacchiericcio. In loro c'è l'idea che se non sono riusciti ad aggregarsi a un gruppo positivo allora potranno distinguersi dalla massa in un gruppo negativo. Con le restrizioni non è che siano aumentati i casi, è che chi rimane a casa bravo a studiare non fa rumore. E i casi di baby gang sono più visibili. Ora di sicuro c'è una cosa da fare. Prestare attenzione e prevenire per recuperare questa generazione. Questi ragazzi per un anno e mezzo sono cresciuti in un modo totalmente diverso dalle precedenti. Perdendosi i primi amori, le prime uscite, che effetto avrà tutto questo negli anni a venire?».