Brunetta tranquillizza Cisl: «I patti saranno rispettati»

La crisi economica internazionale è costata un miliardo a Mediobanca che riesce ugualmente a chiudere i conti in lieve attivo, anche se deve chiedere ai soci di rinunciare al dividendo in contanti. L’ultimo bilancio (il gruppo ha chiuso i conti a giugno) è stato il più difficile per la banca d’affari: «Lo scorso esercizio copriva tre dei peggiori trimestri per l’industria finanziaria», ha ricordato agli analisti lo stesso amministratore delegato Alberto Nagel: dal crac di Lehman Brothers a un primo trimestre 2009 ancora magro per la finanza. Tanto che Piazzetta Cuccia ha anche gettato le basi per un rafforzamento patrimoniale da 1 miliardo, l’ultimo aumento di capitale risaliva al 1998.
Malgrado l’attività bancaria in recupero (+13% i ricavi a 1,6 miliardi) nell’esercizio 2008-2009, l’utile di Mediobanca è infatti rimasto schiacciato a 2 milioni. Briciole rispetto al miliardo di euro raggiunto un anno prima, ma comunque abbastanza per convincere la Borsa, dove Piazzetta Cuccia ha guadagnato il 2,8% a 10,05 euro tra scambi vivaci. A pesare sui conti sono stati i minori ricavi del portafoglio partecipazioni per 507 milioni (di cui 488 milioni relativi alle «partecipazioni di rango», ovvero Generali, Rcs e Telco) e una maxi-svalutazione da 452 milioni.
Il conto più oneroso è quello legato a Rcs (-94 milioni) e Telco, la holding di Telecom Italia (-144 milioni), non è invece stata oggetto di rettifiche la quota in Generali. Il numero uno dei soci francesi, Vincent Bolloré, è inoltre intervenuto a sostegno di Antoine Bernheim definendolo «un ottimo presidente».
Tolto lo scrigno delle partecipazioni, l’anima industriale di Piazzetta Cuccia è tuttavia in salute come dimostrano i ricavi delle attività bancarie in crescita del 13% e quelli della divisione Corporate e investment banking in miglioramento del 32% a 905 milioni, di cui 601 milioni attribuibili al primo semestre 2009. I conti sono stati approvati ieri dal consiglio di amministrazione dell’istituto che resta solido sotto il profilo patrimoniale: il core tier 1 è stabile al 10,3% e il total capital ratio è pari all’11,8 per cento.
In ogni caso Mediobanca non distribuirà alcun dividendo in contanti. Gli azionisti riceveranno invece alcune azioni gratuite (1 ogni 20) e warrant (1 ogni azione posseduta prima dell’aumento gratuito). Questi ultimi, convertibili, porteranno a un rafforzamento dei mezzi propri di un miliardo di euro, corrispondenti al 2% di core tier 1. Denaro utile, sebbene Nagel abbia precisato che il gruppo non ha bisogno di capitale, per non pregiudicare eventuali chance di crescita. A partire dall’interesse per l’investment banking di Sal. Oppenheim (il dossier è stato oggetto di una informativa in cda). Nagel ha confermato «i colloqui amichevoli» in corso con la banca tedesca aggiungendo che «sarebbe una buona idea» crescere con l’acquisizione di team e professionalità. In ogni caso Mediobanca intende cedere altre partecipazioni e per l’esercizio in corso Nagel si attende un utile «sostanziale» e di tornare al dividendo sebbene sia «ancora troppo presto» per dare indicazioni.
Quanto ancora all’aumento, i warrant danno diritto a sottoscrivere a 9 euro una nuova azione ogni 7 diritti posseduti tra il primo gennaio 2010 e il 18 marzo 2011. Tali azioni, in deroga alle regole del patto, potranno non essere vincolate al sindacato di blocco.
A deciderlo all’unanimità è stata la stessa assemblea del patto, che potrebbe quindi ridurre il peso sull’azionariato dall’attuale 45,2% fino al 39% circa. Il patto, che ha espresso «piena condivisione» all’operazione, scade a fine dicembre ma allo stato non è stata formalizzata alcun disdetta. La prossima riunione, chiamata a occuparsi del rinnovo, è attesa entro l’inizio di ottobre e potrebbe coincidere con l’assemblea plenaria propedeutica all’assise di bilancio del 28 ottobre.

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