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Oltre il calcio

Il Becca spiazzava tutti, non lo trovavi mai dove gli altri se lo aspettavano

Vinse con l’Inter lo scudetto numero dodici e se ne è andato portandosi in tasca il ventunesimo

Il Becca spiazzava tutti, non lo trovavi mai dove gli altri se lo aspettavano

Il 12 se lo guardi allo specchio ti dice 21. Evaristo Beccalossi vinse con l’Inter lo scudetto numero dodici e se ne è andato portandosi in tasca il ventunesimo.

Qualche anno fa mi sono fatto un regalo: invitare al "Festival delle storie" il 10 della mia infanzia. E lui è venuto lì, a raccontarsi con ironia, comicità da cabaret, magia e tenerezza. Ha fatto ridere perfino i miei amici juventini, perché il Becca spiazza e non lo trovi mai dove gli altri se lo aspettano. È stato un incompiuto, come Recoba. Sono i giocatori che in fondo sento più vicini, quelli che non vivono di ansia e di ossessioni. Quelli che magari non rincorrono un pallone, ma lo aspettano nell’incrocio più improbabile e poi lo fanno apparire e scomparire. Sono i domatori di lucciole e ti raccontano illusioni.

Il calcio non è il gioco. Il calcio è l’eco. È quella cosa che torna a chiamarti dopo anni, da una stanza che pensavi di aver chiuso, e ti dice piano che eri lì, eri proprio tu, e il bambino che eri non è morto, sta solo aspettando il prossimo scudetto per farsi sentire di nuovo. Tutti gli scudetti sono belli. Ma qualcuno lo è un po’ di più, e non è una questione di trofei, è una questione di geografia interna, di mappe segrete, di posti in cui eri quando il mondo ha smesso di fare rumore.

Evaristo Beccalossi è lo scudetto numero 12, quello che forse ho amato di più.

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