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Bosnia-Italia, ecco quanti milioni vale la qualificazione degli azzurri ai Mondiali

Oltre all’enorme valore sportivo, trattandosi della massima competizione calcistica per nazionali della Fifa, qualificarsi ai Mondiali ha un grande peso dal punto di vista economico

 Fermo immagine video caricato su YouTube da  FIGC Azzurri e Azzurre
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C’è grande attesa per Bosnia Erzegovina-Italia, match finale del “Percorso A” dei playoff di qualificazione ai Mondiali 2026 di cui fanno parte gli azzurri: la compagine che riuscirà a prevalere questa sera allo Stadion Bilino Polje di Zenica, con orario di inizio fissato alle 20.45, staccherà il pass per partecipare alla massima competizione calcistica della Fifa in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico dall'11 giugno al 19 luglio 2026.

Oltre all’enorme valore sportivo che ovviamente deriva dal fatto di tornare a competere in un torneo da cui manchiamo dall’ormai lontano 2014, bisogna tenere conto anche del “tesoretto” in palio stasera, una vera e propria boccata d’ossigeno per le casse della Figc che deriva dai premi Fifa ma anche dalle sponsorizzazioni, dai diritti tv e dal merchandising. Come spiegato su Qui Finanza, piuttosto che avere un impatto sui conti dello Stato a livello macroeconomico, essendo limitati i benefici che la partecipazione a un Mondiale ha dimostrato storicamente di avere sul Pil, è proprio la Federazione quella che riuscirebbe a registrare la spinta più forte.

Il motivo è semplice, dal momento che la stesura del bilancio 2026 della Figc è stata già effettuata senza tener conto della qualificazione: l’Italia fuori dai Mondiali, leggendo le carte, equivale a un – 6,6 milioni di euro. Da ciò è possibile comprendere come lo scenario opposto a quello prospettato comporterebbe un’inversione di tendenza piuttosto evidente, dal momento che i contributi Fifa e gli introiti derivanti da sponsor e diritti televisivi, oltre che dalla vendita di gadget e magliette, rimpinguerebbero le casse della Federazione.

Ma da cosa è composto esattamente questo “tesoretto”? Innanzitutto si parte col semplice gettone di presenza: rientrare tra le 48 nazionali che prenderanno parte ai prossimi Mondiali significa incassare il premio di qualificazione che si aggira intorno ai 10,5 milioni di euro (1,5 milioni per i costi di preparazione più almeno 9 milioni per la partecipazione). Ovviamente non si tratta dell’unica voce del prize money messo in palio dalla Fifa, visto che più si andrà avanti nel torneo e maggiori saranno gli introiti incassati dalla Figc: il montepremi totale è di 727 milioni di dollari, e il massimo sono i 50 milioni previsti per la vincitrice. Per la precisione sono in ballo: 9 milioni (33°-48° posto), 11 milioni (17°-32° posto), 15 milioni (9°-16° posto), 19 milioni (5°-8° posto), 27 milioni (quarto posto), 29 milioni (terzo posto), 33 milioni (finalista), 50 milioni (campione).

A questa voce si aggiungono poi i compensi derivanti dalle sponsorizzazioni, difficili da quantificare con precisione: la qualificazione attiva clausole contrattuali di rendimento (“success fee”) con partner commerciali come Adidas, che possono pesare milioni di euro addizionali.

La qualificazione degli azzurri alle fasi finali dei Mondiali avrebbe inoltre un impatto significativo e diretto sul valore dei diritti televisivi nazionali, agendo inevitabilmente come moltiplicatore degli ascolti e, di conseguenza, degli introiti pubblicitari per quanto concerne la Rai e del numero degli abbonamenti per i broadcaster, in questo caso Dazn, che ha acquistato l’intero pacchetto delle partite.

id="docs-internal-guid-c253e7f8-7fff-8df0-f1da-ee9378d8647e">Da ciò è possibile comprendere come in palio, oltre al riscatto e al blasone sportivo derivante dalla partecipazione ai prossimi Mondiali, ci siano anche in ballo degli introiti tutt’altro che trascurabili.

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