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Bandiere e plusvalenze (meno male è lunedì dl 1 giugno)

Finito il campionato finisce anche l’amore eterno dei giocatori per le loro maglie. Gli ultimi casi sono Leao e De Bruyne, per il “progetto” e il “sogno” è sempre il prossimo. E le società? Invece di rimproverarli per la mancanza di lealtà, si disperano di più per il valore perso sul mercaro

Bandiere e plusvalenze (meno male è lunedì dl 1 giugno)
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Una volta c’erano le bandiere, ma si sa che oggi valgono solo se costano un sacco di soldi. Per cui non ci sono più quei giocatori che si attaccano davvero alla maglia di una squadra e non la mollano più: sono diventati demodè, mentre vanno sempre alla grande quelli che arrivano parlando di “progetto”, di “sogno”, per poi mollare quando la barca va. A fondo.

Gli ultimi due casi sono stati Leão e De Bruyne, entrambi accomunati dal fatto che certe cose potevano dirle prima, ovvero quando erano ancora con la loro squadra. E invece il portoghese ha pensato bene di andare in nazionale (che ormai serve solo per quello) per esternare parole di addio, dopo aver rilasciato nelle scorse settimane interviste che raccontavano del suo amore eterno per il Milan. “Ho dato tutto” ha detto, e qui i tifosi potrebbero già dissentire. Ma tant’è: è già pronto per “nuove sfide”. Il belga invece ha pensato bene di attaccare frontalmente il suo ex tecnico (“troppo difensivismo”), per poi dire che aspetta il nuovo allenatore per decidere se restare a Napoli. Sappia, comunque, che il progetto di De Laurentiis è ancora con il blocco più basso delle sue aspettative.

Ma non è tanto questo: i giocatori, si sa, ormai parlano con frasi da manuale.

Il problema è la reazione che hanno avuto le loro esternazioni: una volta si sarebbe evidenziata la poca serietà nei confronti delle squadre che li hanno lautamente pagati, invece l’unica reazione è stata sul fatto che hanno decurtato il loro valore sul mercato. In pratica: ci hanno rovinato i piani. Perché l’unica bandiera è diventata la plusvalenza.

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