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Dall’eterno Dzeko al pararigori "antifa". Ma il gioiello di Bosnia è il baby Alajbegovic

In una squadra alta e fisica, il 18enne ha ribaltato il Galles con la classe. Quel precedente del ’96

L'eterno bomber Edin Dzeko
L'eterno bomber Edin Dzeko
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Martedì a Zenica non si gioca solo una partita, ma una resa dei conti con la memoria. Chi vince va al Mondiale, chi perde torna a contare gli anni. L’Italia lo sa: l’ultima volta era il 2014, la 19esima presenza. Per la Bosnia, invece, fu la prima volta, una scoperta quasi timida del grande palcoscenico.
In mezzo a tutto questo, c’è un uomo che sembra essersi sottratto al logorio del tempo. Edin Dzeko è la memoria vivente di un calcio che non vuole arrendersi.
Quaranta anni portati come una sfida personale, 147 presenze e 73 gol con la nazionale, 460 reti ufficiali sparse per l’Europa come briciole di grandezza: da gennaio, con le sue reti, ha portato lo Schalke 04 in vetta alla B tedesca. Attorno a lui, una Bosnia che non ha il lusso dell’abbondanza ma conosce il valore della resistenza. I rigori contro il Galles sono stati una prova di nervi. E lì è emerso Nikola Vasilj, 30 anni e mani che non tremano. Due penalty parati, come se il destino avesse bussato due volte e lui avesse sempre detto no.
In Germania, con il St. Pauli, squadra di estrema sinistra, è diventato un portiere di affidabilità feroce: 5 rigori neutralizzati su 7, numeri che non sono soltanto fortuna. Davanti a lui, la difesa ha il volto di Tarik Muharemovid, che in Italia, al Sassuolo, ha imparato il mestiere duro del difendere. E sulla fascia, a sinistra, scorre l’energia di Sead Kolasinac, uno che non indietreggia mai davvero. Poi c’è il centrocampo, terra di compromessi e di battaglie. Benjamin Tahirovic è una storia che cambia direzione: nato attaccante, arretrato fino a trovare una sua geografia tra contrasto e costruzione.
Non è rapido, ma ha piedi educati e una fisicità che pesa.
E come succede sempre nelle storie che contano, arriva il ragazzo. Kerim Alajbegovic, 18 anni, un assist per Dzeko e il rigore decisivo contro il Galles. Tra lui e il capitano ci sono ventidue anni di differenza: abbastanza per essere padre e figlio, abbastanza per raccontare due Bosnie diverse.
Gioca nel Red Bull Salisburgo, ma martedì potrebbe giocare accanto alla leggenda. In panchina a condurre le operazioni troviamo Sergej Barbarez. Conosce il peso della maglia perché l’ha indossata quando era ancora più difficile portarla.
L’Italia nei precedenti guarda dall’alto: 4 vittorie su 6, una sola sconfitta. Lontana, nel 1996, un’amichevole che fu anche l’addio di Arrigo Sacchi alla panchina azzurra. Ma le statistiche, a Zenica, non conteranno proprio nulla. Perché lì, in quello stadio piccolo e vivo, il calcio torna a essere quello che è: una questione di uomini prima che di schemi. E allora la domanda non è chi sia più forte. È chi saprà reggere meglio il tempo che si deposita.

Dzeko lo conosce bene: lo ha sfidato tutta la vita. Ora lo guarda negli occhi, sapendo che forse è l’ultima volta. E dall’altra parte c’è un ragazzo, Alajbegovic, che il tempo deve ancora imparare a sprecarlo e che sogna di diventare l’erede di Edin.

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