Se le cronache sono riempite dalle notizie sulle operazioni militari in corso in Iran e dalla situazione nello stretto di Hormuz, anche il calcio è finito per essere coinvolto nella guerra. Come riportato poche ore fa da alcuni media internazionali, il ministro dello sport del regime iraniano ha annunciato che la nazionale maschile, qualificata per i Mondiali che si terranno questa estate in Nord America, non parteciperà all’evento più importante del calcio planetario. La reazione della Fifa, per voce del presidente Gianni Infantino è stata conciliatoria, confermando che il presidente Donald Trump non avrebbe alcun problema ad accogliere i calciatori iraniani negli Stati Uniti, dove dovrebbero giocare le partite del girone. Vediamo come potrebbe evolversi la situazione nei prossimi giorni.
Il gran rifiuto del ministro
La notizia è arrivata nella tarda mattinata di oggi, attraverso il giornale svedese Expressen, che ha riportato un virgolettato di Ahman Donyamali, ministro dello sport del regime teocratico che dal 1979 governa col pugno di ferro l’Iran. “Dopo che il governo corrotto (degli Stati Uniti ndr) ha ucciso il nostro leader, non ci sono le condizioni materiali che ci permettano di partecipare alla Coppa del Mondo”. Una dichiarazione secca, che sembra mettere la parola fine alla possibilità di avere una nazione in guerra partecipare ad una manifestazione sportiva nel paese con il quale sta combattendo. La nazionale maschile, soprannominata Team Melli e seguita con entusiasmo da gran parte del popolo iraniano, è attualmente ventesima nella classifica Fifa e si è qualificata senza troppi problemi al mondiale che si terrà in estate negli Stati Uniti, in Canada e in Messico.
Il riferimento del ministro è chiaramente all’attacco combinato delle aviazioni statunitense ed israeliane del 28 febbraio, che ha ucciso la guida suprema della rivoluzione islamica, Ali Khamenei, assieme ad un gran numero di dirigenti del regime islamista. Al momento non ci sono conferme da Teheran se le parole del ministro dello sport riflettano o meno la posizione ufficiale di un regime che continua ad essere soggetto ad operazioni sempre più pesanti da parte delle forze armate di Stati Uniti ed Israele. A rendere controversa la partecipazione dell’Iran al mondiale è stato anche il fatto che il regime ha colpito obiettivi civili in un gran numero di paesi non direttamente implicati nel conflitto. Alcune delle nazioni colpite, principalmente quelle che si affacciano sul Golfo Persico come Emirati Arabi, Qatar ed Arabia Saudita, si sono qualificate per il mondiale. Una situazione sicuramente complicata che potrebbe risolversi con il rifiuto dell’Iran di inviare la propria nazionale al mondiale.
Infantino: "Iran benvenuto, l’ha detto Trump"
Se il conflitto ha già messo in dubbio lo svolgimento dei gran premi di Formula 1 in Bahrain ed Arabia Saudita nel mese di aprile, la defezione di sei giocatrici ed un membro di supporto della nazionale femminile di calcio iraniana in Australia, dopo una partita ufficiale della Coppa d’Asia, aveva causato una serie di polemiche nel mondo del calcio. A rendere insostenibile la situazione della nazionale maschile è il fatto che le tre partite del gruppo G contro Egitto, Belgio e Nuova Zelanda, si giocheranno tutte negli Stati Uniti. La prima partita contro i kiwi si terrà ad Inglewood, California il prossimo 16 giugno ma il rifiuto di partecipare al torneo potrebbe costringere la Fifa a modifiche dell’ultimo minuto dei playoff che si terranno a fine mese, incluso quello che vedrà in campo la Nazionale di Gennaro Gattuso. Al momento, l’unica reazione ufficiale del massimo organismo del calcio mondiale è quella del presidente Gianni Infantino riportata dal New York Times. Il numero uno del calcio mondiale ha fatto sapere tramite il profilo Instagram ufficiale di aver avuto una conversazione a proposito della partecipazione dell’Iran al mondiale di calcio con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Secondo quanto riportato da Infantino, il presidente Usa ha confermato di non aver alcun problema con la partecipazione dell’Iran al mondiale estivo.
“Questa sera mi sono incontrato con il presidente Donald Trump per discutere sui preparativi per il mondiale di calcio, che prenderà il via tra 93 giorni. Abbiamo discusso della situazione in Iran e della partecipazione della nazionale di calcio iraniana al mondiale. Il presidente ha confermato che, ovviamente, la nazionale iraniana è la benvenuta. Abbiamo bisogno che un evento come il mondiale di calcio unisca le persone e ringrazio il presidente degli Stati Uniti per il suo supporto, a dimostrazione che il calcio unisce il mondo”. Le parole di Trump confermano quanto affermato pochi giorni fa durante un’intervista a Politico nella quale aveva detto di “non essere interessato” alla partecipazione della nazionale al mondiale, visto che sta pensando solo alle operazioni militari in corso. Se il rifiuto da parte dell’Iran di partecipare al mondiale dovesse essere confermato, resta da capire come la Fifa sceglierà di rimpiazzare Team Melli. Sembra probabile che sarà una delle nazionali della confederazione asiatica che non si erano guadagnate sul campo a prenderne il posto ma, a questo punto, tutto è possibile.
Se in passato ci sono state esclusioni per eventi bellici, dalla Jugoslavia nel 1992 al bando nei confronti della nazionale russa dopo l’invasione dell’Ucraina, bisogna tornare indietro nel tempo di molti decenni per vedere una nazionale che si rifiuta di partecipare per motivi politici.