In poche ore lo scenario elettorale del calcio italiano si è definito. C'è il candidato forte espresso dalla A, Giovanni Malagò, un curriculum di dirigente sportivo invidiabile, e lo sfidante Giancarlo Abete, presidente dei dilettanti già n°1 Figc e dimissionario nel 2014 dopo il naufragio del mondiale brasiliano. La prima mossa è avvenuta ieri mattina a Milano durante l'assemblea dei club guidata da Ezio Simonelli: Luca Percassi ad dell'Atalanta ha presentato le firme di 17 società cui in diretta si è aggiunto Carnevali del Sassuolo, tutti favorevoli a Malagò. Quasi un plebiscito. Si sono astenuti solo Lotito della Lazio e Lanzi del Verona precisando che «il dissenso non è sulla persona ma sul metodo». E proprio Lotito ha poi chiarito: «Servirebbe un commissario per azzerare tutte le norme e rifondare il sistema. Ora voteremo con la legge n.91 del 1981, vecchia di 45 anni». Simonelli ha lanciato segnali distensivi verso il governo e preparato il secondo appuntamento: lunedì alle 14 Malagò si presenterà alla Lega di serie A per illustrare il suo programma integrato dalle richieste dei presidenti. Marotta ha spiegato l'accelerazione della A: «Il calcio italiano è malato e c'è bisogno di una terapia importante». Ricevuto il mandato infatti Malagò si è detto pronto a consultare le altre componenti del calcio per andare a caccia dei voti indispensabili per l'elezione: serviranno il 50% più uno partendo dal 18% disponibile. Non è una impresa facile.
A pochi minuti di distanza, a Roma, è uscito allo scoperto Giancarlo Abete con l'annuncio della propria candidatura che parte dal cospicuo gruzzolo di voti (35%) e punta a coagulare le altre componenti in opposizione alla Lega A con il sostegno non dichiarato di Abodi, ministro dello sport. Manca ancora il terzo incomodo che potrebbe arrivare dal sindacato calciatori (Demetrio Albertini). Questo scenario così frastagliato è gradito allo stesso Abodi e al governo, da sempre favorevoli allo stallo elettorale che di fatto renderebbe inevitabile la nomina di un commissario. «Fino ad ora non ci sono le condizioni per un intervento del genere» la precisazione sul tema di Buonfiglio, presidente del Coni unico ente deputato ad assumere un provvedimento del genere. Che non dispiacerebbe nemmeno a Biraghi, presidente del tennis («non ci sono le condizioni per una rivoluzione auspicata dall'opinione pubblica; nel tennis l'abbiamo realizzata 25 anni fa»).
Oggi tocca all'assemblea di B: l'orientamento è per Malagò ma senza fughe in avanti. A fine assemblea è stata approvata una transazione del valore di 300 milioni con IMG per chiudere un contenzioso vecchio di 10 anni sui diritti tv esteri.