Due anni fa se ne andava Gigi Riva, bandiera del Cagliari, eroe della Nazionale dei Mondiali del 1970 e simbolo di un calcio forte e deciso ma anche umile. La storia di Gigi Riva è quella di un campione che da Varese approdò in Sardegna e che scelse di legare tutta la sua carriera ai rossoblù, rifiutando offerte stellari solo per l'attaccamento alla maglia. Rombo di tuono, così era soprannominato per la sua potenza, aveva l'istinto per il gol e quella riservatezza che ne facevano non solo un esempio per le nuove generazioni, ma anche un enigma per i suoi estimatori. Considerato da tutti la più forte ala sinistra italiana di tutti i tempi, nel 1976 fu costretto ad appendere le scarpette al chiodo a causa di seri problemi fisici ma la sua grandezza fu riconosciuta nel 1999, quando fu inserito nella lista dei migliori cento calciatori del XX secolo da World Soccer e nel 2011, quando entrò nella Hall of Fame del calcio italiano.
La moglie Gianna e i figli
In campo come nella vita privata Gigi Riva ha sempre cercato di mantenere un basso profilo nonostante la popolarità. Al suo fianco per oltre 50 anni è rimasta Gianna Tofanari, che il calciatore conobbe nel 1968, quando aveva 24 anni e si era già trasferito a Cagliari da alcuni anni. Per lei Gigi affrontò un vero e proprio scandalo perché Gianna era già stata sposata sebbene fosse separata. "Era 1968, il divorzio ancora non esisteva. Fu una cosa enorme, per quei tempi. Mi misero sulla copertina di Stop e di Novella 2000. Me ne innamorai perdutamente. Lei era già separata ma aveva un marito. Così la chiamarono la Dama bionda e quando attraversavo momenti di crisi, scrissero che era colpa sua, della donna fatale. Stupidaggini", raccontò al Corriere. Pur non essendosi mai sposati, Riva considerava Gianna sua moglie a tutti gli effetti e dalla loro relazione sono nati due figli, Nicola e Mauro.
La rovesciata a Vicenza
C'è un'immagine che più di tutte descrive la grandezza e la potenza di Gigi Riva: la rovesciata messa a segno durante la partita Vicenza - Cagliari. Era il 18 gennaio 1970 e quella rovesciata viene ricordata da tutti come la prodezza che permise al Cagliari di ipotecare lo scudetto. "Io c'ero il giorno della rovesciata di Gigi Riva allo stadio Menti di Vicenza, quando le sue gambe volarono sopra le teste degli avversari. La possente frustata con cui le gambe di Rombo di Tuono frantumano l'aria issandosi a due metri dal suolo, sopra le teste dei difensori centrali Carantini e Calosi, per centrare di pieno collo sinistro il pallone, fu una come una saetta", raccontò il cronista Stefano Ferrio. Ed è proprio l'immagine di Riva, che rimane sospeso a mezz'aria a pochi passi dalla porta prima di andare in gol, ad essere entrata nella storia insieme a poche altre.
L'infarto e le cause della morte
Nonostante siano passati due anni dalla scomparsa, le cause della morte di Riva fanno ancora discutere. Gigi fu colpito da un malore nella notte tra il 21 e il 22 gennaio. Trasportato d'urgenza in ospedale, fu sottoposto a una coronarografia che evidenziò un problema cardiaco ma le sue condizioni, come hanno sempre sottolineato i medici, non apparivano critiche. Eppure nella tarda giornata del 22 gennaio un secondo attacco cardiaco gli è stato fatale. "Era stato proposto un intervento chirurgico di angioplastica coronarica che il paziente ha rifiutato. Ho avuto modo di parlarci prima delle 18 e stava bene. Scherzava. C'era sua moglie con lui, si stava preparando a cenare e niente faceva presupporre un peggioramento così grave", ha raccontato il primario dell'ospedale dove era ricoverato. "Ci voglio pensare, ne devo parlare con i miei cari", avrebbe detto ai medici ma il tempo non gli è bastato. "Era sotto controllo, monitorato, siamo intervenuti rapidamente. Le condizioni in un quadro con una patologia severa si sono aggravate.
Siamo corsi in emodinamica mentre gli veniva praticato il massaggio cardiaco così come anche le manovre rianimatorie, eseguite in emergenza con tutte le misure del caso", hanno rivelato i medici che hanno provato fino all'ultimo a salvarlo.