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Calcio

Nazionale, 500 euro per trasmettere in diretta le prime parole del ct Roberto Mancini in diretta: bufera sulla Figc

Nuove furiose polemiche dopo il caso Pirlo e il ritorno del ct “figliol prodigo”

Non è certo un momento particolarmente felice per la nazionale di calcio dell’Italia, e non solo per quanto riguarda l’aspetto squisitamente sportivo, su cui ci sarebbe ben poco da aggiungere dal momento che per il terzo Mondiale di fila gli azzurri hanno potuto assistere alla più importante manifestazione calcistica del globo terracqueo seduti su una poltrona nel ruolo di semplici spettatori.

A meno di 48 ore dalle clamorose dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo, chiamati a ricoprire rispettivamente il ruolo di direttore tecnico della Federazione e Presidente del Club Italia e quello di advisor tecnico della Nazionale, con l’obiettivo di rinnovare dalle fondamenta il calcio italiano e di rilanciarlo ai massimi livelli, una nuova furiosa polemica ha travolto i vertici del calcio italiano.

La Figc infatti, nel pomeriggio della presentazione ufficiale di Roberto Mancini, ha richiesto il pagamento di una quota agli organi di stampa per poter riprendere e diffondere le dichiarazioni del “nuovo” commissario tecnico e quelle del direttore tecnico Claudio Ranieri: per la precisione si tratta di una tariffa da 500 euro (più Iva) per i siti d’informazione e 1.200 euro (più Iva) per le agenzie.

Una scelta contestata duramente da Stampa Romana, che parla di una “vecchia pessima abitudine” capace di ostacolare il diritto di cronaca proprio all’inizio del nuovo ciclo azzurro. “Per avere le immagini della conferenza stampa di presentazione del c.t. Mancini, realizzate direttamente dalla Figc che non ammette altre telecamere, alle testate giornalistiche si chiedono 500 euro più Iva, che diventano 1.200 euro più Iva nel caso delle agenzie”, attacca il sindacato dei giornalisti di Roma e del Lazio, “l’Associazione Stampa Romana chiede alla Federazione Italiana Giuoco Calcio di garantire le migliori condizioni di lavoro agli operatori dell’informazione e l’accesso alle conferenze stampa delle telecamere: anche così si volta pagina”.

Anche l’Unione stampa sportiva italiana ha chiesto dei chiarimenti, pubblicando la risposta ricevuta: “L’Ufficio Comunicazione Figc ha precisato che la centralizzazione della produzione delle immagini, già adottata in occasione delle conferenze di presentazione di Luciano Spalletti, Gennaro Gattuso e degli incontri con i media a Coverciano, prevede la messa a disposizione del segnale a fronte del pagamento di un costo tecnico”, si legge nella nota, “la Federazione ha inoltre ribadito che l’accredito dei giornalisti e l’accesso alla sala stampa, con la possibilità di porre domande, restano gratuiti fino a esaurimento dei posti disponibili”.

Pur riconoscendo che la vendita dei diritti video ricade sotto le competenze della divisione Produzione e non dell’ufficio stampa della Federcalcio, l’Ussi ha manifestato il proprio disappunto per un provvedimento anacronistico. Ormai numerose società professionistiche offrono gratuitamente il materiale multimediale delle conferenze stampa attraverso i propri canali istituzionali. L’organismo sindacale sollecita quindi l’avvio di un tavolo di confronto con la Figc: l’obiettivo è tutelare la Nazionale in quanto bene comune e assicurare la massima visibilità a beneficio di media e appassionati.

Più dure le parole del direttore di SportItalia, Michele Criscitiello, che senza giri di parole ha parlato di una richiesta irrispettosa sia per i colleghi che per i tifosi della nazionale. “Altro che ‘l’Italia del popolo’. Se vogliamo entrare e riprendere le parole di Mancini, e beh, se no non dormiamo stanotte, e di Ranieri, dobbiamo pagare. Sapete che c’è? Non riprendiamo niente! Non ce ne frega niente, perché non è un problema della 100, della 200, della 500 euro. L’Italia non è un club”, ha attaccato.

Insomma, il nuovo corso Malagò, per usare un eufemismo, è partito decisamente in salita. Prima le promesse di cambiamento, con due nomi forti come Maldini e Leonardo, pronti a intervenire alle radici del problema del male che affligge il calcio italiano, e che non si può di certo circoscrivere al semplice nome del commissario tecnico a cui affidare la ripartenza, poi l’affare Pirlo, le dimissioni dei due a cui l’ex presidente del Coni aveva fatto una lunga e serrata corte per poi tornare alla minestra riscaldata con Roberto Mancini.

L’opinione pubblica, con la maggioranza assoluta degli italiani che non avrebbe voluto un ritorno del “figliol prodigo”, critica Giovanni Malagò per aver scelto l’“amico delle partite di calcetto” e di aver effettuato un percorso a ritroso nel tempo che con l’idea di rinnovamento sbandierata ai quattro venti fa un tantino a cazzotti. Il ricordo della famosa pec con cui il 12 agosto 2023 il Mancio abbandonò la panchina azzurra in un momento delicato per rispondere al richiamo delle ben più remunerative sirene arabe (25 milioni di euro netti l’anno), è ancora vivo nelle menti dei tifosi azzurri: sarà difficile riconquistare il terreno perduto.

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