Nuove rivelazioni su ciò che si sarebbe verificato nella Sala Var di Lissone (MB) gettano ulteriori ombre sul mondo arbitrale, in piena bufera dopo l’esplosione del caso Rocchi: stando alle rivelazioni dell’ex direttore di gara Pasquale De Meo, esisterebbe un collaudato sistema di comunicazione con gesti e segnali ideati durante i raduni settimanali.
Nell’intervista rilasciata all’Agi, l’ex arbitro parla senza giri di parole di un’abitudine “nota a tutti nell’ambiente”, un metodo consolidato tramite il quale Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni sarebbero intervenuti per comunicare con gli incaricati al Var e modificare in itinere le loro decisioni. "Erano gesti decisi nei raduni riservati degli arbitri che venivano stabiliti ogni settimana”, spiega De Meo, “per esempio, uno era quello del 'sasso-carta-forbice'”.
Le vetrate della Sala Var consentivano una comunicazione non verbale impossibile da rilevare tramite video. “Quella di fare dei gesti dalle vetrate era una consuetudine. Tutti sapevano e vivevano con malumore", con buona pace del regolamento che impedisce ingerenze. “I Var e gli Avar sono designati proprio per essere autonomi”, ribadisce infatti l’ex direttore di gara, “nessuno può intervenire dall’esterno”. A rendere più sospetto il sistema, tuttavia, ci sarebbe il fatto che la sua applicazione e di conseguenza le intromissioni, non avvenissero per ciascuna gara. Cosa che spinge l’intervistato ad avanzare dei dubbi: “Perché in alcune partite scattava quel segnale e in altre no? In questo modo si finiva per falsare il campionato”.
Ma quali sarebbero le motivazioni alla base di questo meccanismo selettivo? Presumibilmente, ma si tratta solo di ipotesi di De Meo, più che un modo di interferire sul campionato per favorire un club piuttosto che un altro sarebbe stato uno stratagemma nato con l’obiettivo di tutelare la carriera di alcuni arbitri.
E questo perché uno sbaglio non corretto può avere effetti, causa malus nel punteggio della valutazione, sulle future designazioni e quindi sulla carriera del direttore di gara. “Non ho nulla da festeggiare, ma sono contento che sia intervenuta una Procura ordinaria. Ci sarà un giudizio imparziale, da un organo davvero super partes, su quello che accadeva”, conclude l’ex arbitro.