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Serie A vecchia, pochi italiani e giovani. La relazione di Gravina sulla crisi del calcio italiano

Il presidente Figc uscente ha redatto un lungo documento in cui analizza tutti i problemi del sistema calcio italiano, offrendo possibili soluzioni per uscire dalla crisi

Serie A vecchia, pochi italiani e giovani. La relazione di Gravina sulla crisi del calcio italiano
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La crisi del calcio italiano continua a tenere banco dopo la mancata qualificazione ai Mondiali 2026. Mentre si discute ancora sulle riforme, elezioni federali e nuovo ct, ’ex presidente della Figc Gabriele Gravina ha presentato le sue idee per la ripresa del calcio italiano, uno studio dettagliato di 11 pagine, in cui vengono analizzati i problemi ma anche le possibili soluzioni per dare finalmente una svolta a tutto il movimento. La relazione sarebbe dovuta essere presentata oggi in VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati. Appuntamento saltato dopo il terremoto in Figc, che non ha impedito però a Gravina di offrire un gesto di responsabilità. Perché se è vero che bucare due volte l’appuntamento mondiale, al netto di un Europeo vinto, hanno reso le dimissioni un atto dovuto, resta la certezza che serve un piano di riforme, da avviare il prima possibile.

"Se vogliamo il bene del calcio italiano, in quanto movimento sportivo nel suo complesso, è necessario fare chiarezza sulle reali competenze della Federazione, delle Leghe (quindi dei Club) e delle istituzioni. Troppe imprecisioni, se non addirittura vere e proprie falsità, infatti, alimentano la ricerca di colpevoli a tutti i costi, ma soprattutto la diffusione di convinzioni errate. Rischio, quest'ultimo, che penalizza ancor più del primo la vera ricerca di soluzioni ai problemi del nostro calcio". Fa sapere l’ex numero uno della Federcalcio in una nota allegata alla relazione. Ecco i punti principali da lui evidenziati.

I problemi

  • Troppi pochi italiani e giovani
    In Serie A i giovani giocano pochissimo. Basti pensare che il nostro campionato con un’età media dei calciatori schierati in campo di 27 anni, è l'ottavo torneo più anziano in Europa, peggio di Inghilterra, Germania, Francia, Olanda, Portogallo, Norvegia, Belgio.

  • Percentuale stranieri
    Il mancato utilizzo di italiani resta un tallone d’Achille per il nostro calcio. Nell'attuale campionato di Serie A i calciatori non selezionabili per la Nazionale hanno giocato il 67,9% dei minuti complessivi. È il sesto peggior dato in Europa: in Spagna l'impiego degli stranieri pesa per il 39,6% dei minuti, in Francia per il 48,3%.

  • Investimenti settori giovanili

  • Sistema economicamente insostenibile
    Le risorse generate non bastano a coprire i costi (con la conseguenza che si preferisce ingaggiare calciatori dall'estero, che spesso risultano più a buon mercato e sottostanno a qualche vincolo normativo in meno per essere tesserati.

  • Gap infrastrutturale
    La differenza anche rispetto a Paesi di ranking sportivo inferiore è sempre più evidente: l'Italia non figura tra le prime dieci nazioni europee per numero di stadi costruiti/ammodernati tra il 2007 e il 2024.

  • Incapacità di fare sistema
    Manca una collaborazione 'di sistema' per ovviare al problema del calendario intasato, che tenga conto anche delle esigenze della Nazionale, atteso che la gestione del calendario dei campionati spetta alla Lega di Serie A.

Le soluzioni

  • Devolvere al calcio una percentuale del gettito delle scommesse
    Avviene già in molti Paesi europei, un principio sancito da una precisa direttiva europea. Il contributo avrebbe precisi vincoli di destinazione 'virtuosi': investimenti in infrastrutture; sviluppo dei settori giovanili; lotta alla ludopatia.

  • Abolire divieto pubblicità operatori scommesse
    L’abolizione introdotta con il "Decreto dignità" del 12 luglio 2018 si è dimostrata largamente inefficace. Anzi, nonostante la normativa in questione, è stato registrato un aumento del gioco di azzardo anche nelle fasce dei minori e un aumento del gioco illegale; a fronte, invece, di una riduzione delle entrate per le società sportive che ha penalizzato il sistema calcio italiano rispetto al contesto europeo.

  • Ripristino Decreto Crescita

Il presidente dimissionario avanza l'ipotesi di un Credito di imposta per finanziare gli investimenti sulle giovani calciatrici e i giovani calciatori (under 23) selezionabili per le squadre nazionali.

Oltre al ripristino del regime fiscale agevolato per i professionisti (calciatori, allenatori) provenienti dall'estero, abolito a fine 2023, al fine di ridare competitività all'industria calcistica italiana, anche in considerazione del fatto che la summenzionata abolizione non ha prodotto i risultati sperati.

  • Sostegno realizzazione nuovi stadi (Ammodernamento degli attuali, anche in vista di Euro 2032)

  • Riforma settore arbitrale

  • Riforma dei campionati (fattibile solo su intesa tra le varie componenti che lo compongono)


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