Le Forze di difesa israeliane sostengono che durante la notte sarebbero stati registrati “risultati significativi in termini di eliminazioni, che potrebbero influire sui risultati della campagna e sulle missioni delle Idf". Obiettivo dei raid israeliani potrebbe essere proprio lui, Ali Larijani, capo della sicurezza iraniana. Al momento non è chiaro se Larijani sia rimasto ucciso o ferito ma appare ormai chiaro come il segretario del Supremo Consiglio per la sicurezza nazionale iraniano sarebbe stato bersaglio di un attacco notturno. Al momento, da Teheran non è arrivata alcuna conferma ufficiale sull’episodio.
Larijani è considerato uno degli uomini più influenti del sistema politico iraniano e il suo ruolo lo colloca al centro delle decisioni strategiche, soprattutto in materia di guerra, relazioni con gli Stati Uniti e confronto con Israele. Alcuni considerano Larijani l'uomo che governa realmente il regime iraniano da quando l'ayatollah Ali Khamenei è stato assassinato. Il 1° marzo scorso, aveva annunciato che avrebbe guidato un comitato provvisorio per la gestione del Paese, in seguito alla morte della Guida Suprema.
Un protagonista storico della Repubblica islamica
Larijani, nato nel 1958 a Najaf, appartiene a una delle famiglie religiose più influenti dell’Iran sciita ed è da oltre trent’anni una figura stabile dell’élite della Repubblica islamica. Filosofo di formazione, ha ricoperto numerosi incarichi di primo piano, tra cui la guida della televisione di Stato, il ruolo di negoziatore sul dossier nucleare e la presidenza del Parlamento iraniano per tre mandati consecutivi.
Nel corso della sua carriera è stato considerato un conservatore pragmatico, spesso capace di mediare tra le diverse correnti del sistema politico iraniano, ma sempre vicino alla linea della Guida Suprema. Proprio questa posizione di equilibrio gli ha permesso di restare ai vertici anche nei momenti di maggiore tensione interna.
Dal suo ritorno alla guida del Supremo Consiglio per la sicurezza nazionale, Larijani è tornato a essere uno dei principali coordinatori della politica strategica iraniana, con competenze che riguardano direttamente la difesa, l’intelligence e le relazioni con gli alleati regionali. Secondo gli analisti, negli ultimi mesi il suo peso politico sarebbe cresciuto ulteriormente con l’aggravarsi della crisi in Medio Oriente e con l’intensificarsi dello scontro indiretto e diretto con Israele.
Il ruolo nella gestione della guerra e della sicurezza nazionale
Il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, che coordina le decisioni strategiche insieme alla Guida suprema e ai vertici dei Pasdaran, ha assunto un ruolo centrale nella gestione delle operazioni e nella definizione della linea politica.
Negli ultimi mesi Larijani ha rilasciato dichiarazioni dure contro i Paesi occidentali e contro alcuni governi della regione, accusati di non sostenere Teheran durante le operazioni militari e di favorire l’azione israeliana. Una figura in grado di muoversi tra diplomazia e apparato militare, con un ruolo di coordinamento tra le istituzioni civili e le strutture di sicurezza. Questo profilo lo avrebbe reso uno degli uomini più esposti nella fase attuale dello scontro.
Proprio per questo, Larijani sarebbe considerato un obiettivo di alto valore nell’ambito della strategia israeliana di colpire i vertici decisionali iraniani per ridurne la capacità di coordinamento.
Il raid israeliano e l’incertezza sulla sua sorte
Secondo quanto riferito da media israeliani, il raid attribuito all’Idf avrebbe preso di mira non solo Larijani. Le informazioni diffuse parlano di un attacco mirato contro il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, ma senza conferme ufficiali sull’esito dell’operazione. L’assenza di notizie o smentite ufficiali alimenta l’incertezza, sebbene episodi simili sono spesso accompagnati da ritardi nelle comunicazioni ufficiali da parte di Teheran.
Questa mattina, intanto, le Idf hanno confermato l'assassinio di Gholamreza Soleimani, capo della milizia Basij del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, e del suo vice, Seyyed Karishi.
I due sono stati uccisi in un accampamento improvvisato allestito con tende, per rendere più difficile il loro tracciamento rispetto a un quartier generale noto. L'esercito ha inoltre annunciato di aver ucciso il capo della forza aerospaziale delle IRGC.