Camera, il Carroccio dice no al leghista indagato

Maurizio Grassano, primo dei non eletti della Lega in Piemonte alle politiche del 2008, sostituisce Roberto Cota. Accusato di truffa dopo le elezioni e allontanato dal partito, va nel gruppo misto. Bossi: "Lo fucileremo". Lui si difende: "Sono pulito"

Camera, il Carroccio dice no al leghista indagato

Roma - «Quel Grassano? Lo fucileremo...». Una battuta, ovviamente, un colpo tipico alla Bossi, sparato l’altra sera a Torino dopo una conferenza stampa sul nuovo piano lavoro della Regione a trazione leghista. Un’iperbole che però racconta un imbarazzo che c’è e che si percepisce benissimo. Basta fare qualche telefonata, tra deputati e vertici leghisti, per sentire ripetere sempre, come un mantra mandato a memoria, più o meno questa identica frase: «Ma guardi che Grassano non fa più parte della Lega». Nominare quel cognome, dalle parti del Carroccio, è come disquisire di corde a casa dell’impiccato: tabù totale. Insomma, che sia chiaro che non è roba nostra il neodeputato proclamato alla Camera proprio ieri in sostituzione di Roberto Cota, come primo dei non eletti della Lega in Piemonte alle politiche del 2008.

Un leghista doc ma con qualche problemino giudiziario, comunque troppo ingombrante per poter essere accolto nel gruppo dei parlamentari del Carroccio, che infatti ha fatto immediatamente sapere con un comunicato che «preso atto della vicenda giudiziaria del neodeputato (oggi non più appartenente alla Lega Nord a seguito del coinvolgimento in una vicenda giudiziaria) ha deciso di non accoglierlo al proprio interno». In effetti qualche guaio, Maurizio Grassano, lo ha. Già presidente del consiglio comunale di Alessandria, consigliere comunale ininterrottamente dal 1993 ad oggi (attualmente è nel gruppo misto del Comune, così come anche a Montecitorio), Grassano è sotto indagine per concorso in truffa aggravata per un totale di 760mila euro ai danni del Comune di Alessandria, insieme al suo datore di lavoro, Sergio Cavanna, l’amministratore della Vega srl di Novi ligure, società dalla quale l’ex presidente del consiglio comunale risultava assunto come dirigente.

Il problema sono i rimborsi che per legge un ente deve versare all’azienda nel caso in cui il consigliere (o l’assessore, o il presidente del consiglio eccetera...) debba assentarsi dal lavoro per motivi istituzionali. Il sospetto dell’accusa è che il rapporto di lavoro fosse fittizio e che quindi i soldi spesi dal Comune per rimborsare la Vega non fossero dovuti.

Per questo motivo nel maggio 2009 la Guardia di Finanza ha eseguito il sequestro preventivo di immobili e conti correnti di Grassano e Cavanna per un ammontare complessivo di 600mila euro, e nel settembre 2009 sono stati disposti gli arresti domiciliari per l’ex leghista, causa pericolo di inquinamento delle prove. Grassano è inoltre accusato di avere cercato di concordare con l’amministratore della società una versione comune per i giudici.
L’ex presidente del Consiglio comunale, che dalle parti di Alessandria descrivono come un pupillo dell’ex sindaco leghista Francesca Calvo e molto amico di un altro esponente della Lega alessandrina, Oreste «Tino» Rossi, già deputato, consigliere regionale ed attuale europarlamentare del Carroccio, Grassano - si diceva - ha ovviamente una versione molto diversa.

«Ho cento testimoni, capi area di banche importanti, dirigenti, grossi imprenditori, pronti a dichiarare che io lavoravo tanto e ad altissimi livelli per quella società - spiega al Giornale l’ex leghista -, altro che lavoro fittizio, gestivo commesse molto importanti e lo dimostrerò senza problemi». E la Lega? «Sono deluso e amareggiato da quello che hanno detto i vertici romani della Lega. Non mi hanno nemmeno chiamato, prima di fare dichiarazioni pubbliche sul mio conto, per capire come stanno le cose. Qualcuno di loro ha detto anche che sono condannato, quando invece sono solo indagato. Almeno un minimo di attenzione me l’aspettavo, visto che sono stato nel direttivo nazionale della Lega e ho amministrato Alessandria per 17 anni come leghista, sempre il più votato.

Poi un’altra cosa: loro dicono che non mi accolgono e che non faccio più parte della Lega, la verità è un po’ diversa. Appena ho avuto dei problemi sono stato io ad autosospendermi dalla Lega, di mia iniziativa, per non tirare in ballo il partito, ma dalla Lega non ho mai ricevuto nessuna comunicazione scritta sulla mia sospensione». Un’ultima favola da sfatare sul conto dell’ex leghista: «Hanno scritto che prendevo 18mila euro al mese dalla Vega (che veniva poi rimborsata dal Comune, ndr), ma quando mai!». E quanto, allora? «Solo 7mila euro al mese». Solo.

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