«IL CARO ESTINTO», INDAGINE AUDACE

C’è chi, come Bruno Gambarotta, immagina la propria morte «Durante il festival della letteratura di Mantova, soffocato da un boccone di sbrisolone». E c’è chi, come Gian Paolo Ormezzano, vorrebbe accomiatarsi da questo mondo «Il giorno del derby di serie B Juventus-Torino, perché vorrebbe dire che la Juventus è retrocessa finalmente in B». Difficile parlare della morte, anche e soprattutto in televisione, e ancora di più scherzarci sopra seppur per pochi attimi. Lo ha fatto, complice l'imminente festività dei morti, una puntata de La storia siamo noi intitolata Il caro estinto (lunedì su Raitre, ore 8,20) che ha messo insieme in modo coraggiosamente anticonvenzionale diversi aspetti di quest’ultimo tabù sociale: il lato spirituale, intimo e misterioso; quello economico (550mila decessi l'anno, 1 miliardo di euro di fatturato, un indotto di 25mila posti di lavoro), quello legislativo (il 17 marzo 2005 il Parlamento ha approvato una legge che prevede la possibilità di affidamento e dispersione delle ceneri), quello culturale e poetico reso evidente ogni qual volta si entra in un cimitero e si indugia sulle epigrafi, alcune delle quali tratteggiano in poche pennellate la storia non solo della persona scomparsa, ma anche dell’epoca cui è appartenuta. Alcuni imprenditori hanno descritto lati curiosi del loro mestiere, come l’amministratore di un’azienda leader nella fotoceramica funeraria il quale assume solo donne perché «Non si metteranno mai in proprio per farmi concorrenza». Un altro ha raccontato come le immagini televisive del funerale di Papa Wojtyla abbiano fatto incrementare nella clientela la scelta della stessa sua bara di profilo semplice. Giulio Gallera, assessore ai servizi funebri di Milano, ha parlato del progetto di un nuovo Cimitero Monumentale dove si sono già «prenotati» Tronchetti Provera e Ligresti. Il cardinale Ersilio Tonini ha commentato la crescente diffusione delle cremazioni: «La Chiesa ha ritenuto opportuno accettare la cremazione, però ciò urta con i sentimenti perché in noi c’è una venerazione che richiede un senso di presenza». Ormezzano ha raccontato come sia diventato direttore del periodico La buona sera, rarissimo esempio di rivista letteraria sulla morte («Quello che sarebbe diventato il mio editore mi chiese un giorno: come posso fare per non farmi più chiamare becchino? E io gli risposi di pubblicare una rivista sulla morte»). «Il caro estinto» è un insolito esempio di programma che affronta il tema delicato della morte con la stessa chiave documentaristica e l’identico passo agile che il giornalismo di inchiesta usa, in genere, per altri e più comuni argomenti. Una scelta che, in orari di maggior ascolto, avrebbe probabilmente diviso i pareri e acceso qualche discussione.

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