Caro Josè... Ma come si fa a riprovarci con la Trivela?

Forse si può comprendere cosa terrorizzi l’Inter e i suoi giocatori, e non è facile arrivare a capo di un mistero così buio.
La minaccia è sempre presente e a un certo punto si materializza: quel numero sette in realtà chi è? È Mustang come lo chiamava Laszlo Boloni che si vantava di averlo scoperto, o Harry Potter come lo soprannominavano allo Sporting, oppure Ciganito, il più tenero degli apelido affibiati a questo piccolo frutto di gitani? Purtroppo per lui, aveva mostrato subito le sue attitudini, aveva i piedi storti, una sfortuna irrilevante se vuoi diventare un bravo ciabattino e restare nell’ambiente. Invece di curarglieli i suoi hanno deciso di far finta di niente. Così Ciganito ha deciso di giocare a pallone, facendo del suo difetto una virtù, sdoganando trivele a raffica. Se vuoi giocare a pallone puoi permetterti di avere i denti storti, magari anche gli occhi storti, ma se sono i piedi è un peccato. Lui al secolo fa Ricardo Andrade Quaresma Bernardo e non è un dettaglio, sfinisce anche a pronunciarne il nome. Ma ciò che lascia interdetti è l’affetto che Josè nutre nei suoi confronti, qualcosa che va oltre, il mistero, il grande buio.
Ridotta in dieci per un intervento di Mario Balotelli che ormai non possiamo più ignorare per la puntualità con cui ci assilla, Josè ha deciso di ridurre ulteriormente le probabilità di salvezza inserendo il suo connazionale. Con l’Inter in nove e senza una meta, Josè ha finalmente visto una reazione, Samuel, Stankovic e Zanetti si sono sdoppiati, Julio Cesar si è allungato, a Lucio sono spuntati i razzetti ai gomiti. Mentre tutto ciò accadeva Trivela era sulla riga di metà campo, e siccome sappiamo tutti cosa accade a Balotelli quando si ferma sulla riga di metà campo, ognuno è stato autorizzato a pensare fosse un ordine di Josè. Ora tutto ciò non può essere solo questione di principio, e cioè l’unico acquisto che ha chiesto e gli è stato comprato dal presidente. No, qui c’è dell’altro. Ma se anche Trivela dovesse un giorno indovinare un passaggio, a nessuno verrebbe mai in mente di redimerlo da tutti i peccati commessi in questi due anni.
Una causa persa, un mistero che si infittisce ad ogni riga: Josè, questa è una buca, la abbandoni, riesce difficile anche a chi la stima sinceramente starle dietro. Già è difficile riconoscere progressi in questa squadra e ormai la si può seguire solo imbottiti di analgesici. Ammettere un errore è una liberazione, magari fa girare la ruota della vita. Altrimenti l’unica ragione che ognuno le riconoscerà è che aveva proprio visto giusto e per vincere la Champions dovrà cercarsi un altro club.