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Casa e mezzi costano il 60% degli stipendi a Milano e hinterland

La forbice sempre più alta ed estesa vede anche una difficoltà crescente per gli affitti

Casa e mezzi costano il 60% degli stipendi a Milano e hinterland
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Accanto allo scintillìo di una città vestita di turisti e design, c'è anche la realtà di chi ogni giorno vive con crescente fatica Milano e anche il suo hinterland, che diventano sempre più cari e difficilmente abbordabili. "A Milano la forbice tra redditi e costi dell'abitare continua ad allargarsi e, soprattutto, si consolida come fenomeno strutturale che riguarda non solo la città entro i suoi confini amministrativi, ma l'intera regione urbana". Come dire che pensare di fuggire al di là degli immediati confini non è più una soluzione perché se Milano è carissima, vari comuni hanno indici di abbordabilità simili, tanto più che le spese di trasporto aumentano. Accade a Sesto San Giovanni, Rho, Melzo ma anche a Seregno, Paderno Dugnano, Bresso, Brugherio e ancora a Rozzano, Corsico e Melegnano. Sempre più difficile sfuggire al carovita.

Un numero parla più di tutti gli altri. A Milano città fino al 60 per cento del reddito fugge via tra casa e trasporti. Come dire che resta il 40 per cento per tutto il resto: mangiare, mantenere la famiglia, curarsi, far fronte alle spese improvvise, insomma vivere. Per avere un'idea dei costi di riferimento, viene considerata abbordabile per la casa una spesa pari al 30 per cento del salario netto (vale anche per la gran parte dei mutui, come ben sanno coloro che desiderano accenderne uno). Sono alcuni dei dati del terzo rapporto di ricerca Oca (Osservatorio casa abbordabile) promosso dal Consorzio cooperative lavoratori in collaborazione con il Dipartimento di Architettura e Studi urbani (DAStu) del Politecnico e presentato presso la Cisl. Il titolo della ricerca, coordinata dal professor Massico Bricocoli e dai ricercatori Marco Peverni e Lorenzo Caresana, è "Milano inside out. Abbordabilità della casa e dinamiche di trasformazione della regione urbana", che dice da subito come la "malattia" partita dal centro di Milano si vada estendendo in cerchi concentrici che ormai riguardano sempre di più anche chi vive "fuori".

Concentriamoci su Milano. I prezzi di compravendita crescono dell'8,5 per cento rispetto all'anno precedente e i canoni di locazione del 6,8%, mentre i salari medi aumentano solo del 4,2%, cioè al di sotto dell'inflazione. Crescita ancora più contenuta per i redditi medi della categoria impiegati (2,6%) e operai (3,7%), che complessivamente sono oltre l'85% dei dipendenti privati in città.

Se la situazione è difficile per chi deve pagare il mutuo, diventa ancora più complessa per coloro che sono alla ricerca di una casa in affitto. Gli affitti brevi sono in crescita (36% in più nel 2024) e di conseguenza cala l'offerta in locazione stabile (ovvero i contratti 4+4 e 3+2) che è scesa dal 66 per cento al 51 per cento in cinque anni (dal 2020 al 2024).

Dicevamo dei pendolari

dall'hinterland: includendo costi e tempo di trasporto, le condizioni di accesso alla casa sono critiche su quasi tutti i comuni ben serviti dai mezzi pubblici: tra il 50 e il 60% di quel che si guadagna scompare in casa e trasporti.

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