Case ai vip, Zampolini: "Un favore a Balducci"

L'architetto davanti ai pm apre un nuovo fronte sull'origine dei fondi riciclati nella compravendita di immobili. De Gennaro al Copasir: "I servizi non c'entrano". Sul caso Scajola non tutto torna

Case ai vip, Zampolini: "Un favore a Balducci"

«Pensavo di far un favore a Balducci». L’architetto Angelo Zampolini, quello degli assegni per comprar casa a Scajola e Pittorru, interrogato a Perugia, non rivela l’esistenza di nuovi appartamenti «donati» a politici, ma distilla una nuova verità. E dichiara di aver svolto quelle operazioni finanziarie che hanno permesso agli inquilini eccellenti di comprare le «case blu» per ingraziarsi l’ex presidente del consiglio superiore dei Lavori pubblici. Che, tra l’altro, l’aveva fatto lavorare come professionista in progetti importanti, tra cui la biblioteca del Senato. Il faccia a faccia tra i Pm perugini e il presunto «riciclatore» per conto di Anemone apre dunque un nuovo fronte alla possibile origine dei soldi «investiti» per le compravendite immobiliari agevolate e destinate ai Vip. Finora si pensava che l’origine delle somme fosse Anemone. Ora, chissà. Ma a Zampolini i Pm potrebbero aver chiesto conto anche delle dichiarazioni omissive rese alla Guardia di finanza nell’autunno di due anni fa. L’architetto era stato «attenzionato» proprio per quelle compravendite con assegni circolari, segnalate come «operazioni sospette» alle Fiamme gialle, che lo chiamarono per far luce ma si accontentarono di risposte vaghe: «Non sono in grado di spiegare, al momento, la provenienza della somma in contanti per gli assegni intestati a Beatrice e Barbara Papa e a Monica Urbani». Le prime, venditrici della casa di via del Fagutale all’ex ministro. La seconda, ex proprietaria dell’appartamento finito a Pittorru.

E a proposito di Gdf, l’incontro tra magistrati e Fiamme gialle per stemperare i dubbi sulla gestione degli accertamenti fiscali compiuti nel 2008 dalla Gdf nei confronti di Anemone non si è tenuto. Almeno finora. In compenso il comando provinciale di Roma della Guardia di finanza ha diramato un comunicato per smentire di aver mai consegnato la «lista Anemone» alla procura di Roma «e/o all’ex procuratore aggiunto della Capitale, Achille Toro». Smentita «confermata» da una nota del procuratore capo della capitale, Giovanni Ferrara: «Si ribadisce che questo Ufficio non è mai venuto a conoscenza della lista». C’è però un’altra cosa che il comunicato della Gdf sottolinea, a proposito dell’acquisizione di quel documento. E cioè che «la verifica fiscale d’iniziativa» nel corso della quale l’elenco fu sequestrato «è tutt’ora in corso di svolgimento». Insomma, dall’ottobre 2008 a oggi, diciannove mesi dopo, quegli «accertamenti» starebbero ancora proseguendo.

Non si tratta della sola lista di Anemone, ma come detto all’inizio anche di quelle segnalazioni di operazioni sospette che arrivarono alla Gdf nel 2007. Il capitolo Zampolini si chiuse in fretta, ed è stato riaperto da pochissimo. Altrimenti quelle operazioni sarebbero potute venire alla luce già nell’autunno del 2008, all’epoca dei primi interrogatori dell’architetto, sentito dal nucleo di polizia tributaria delle fiamme gialle di Roma almeno due volte. Invano, come si è visto. Il poco che disse il professionista sembrò bastare. Tanto che la Finanza aveva sospeso le indagini. Fino a poche settimane fa. Il dubbio delle toghe titolari dell’inchiesta sui grandi eventi è, dunque, che quel lavoro investigativo sia rimasto «dormiente» per tanto, troppo tempo. E che le indagini delle fiamme gialle si siano riattivate con più convinzione soltanto dopo che il deposito dell’ordinanza d’arresto della procura fiorentina per i big della cricca aveva fatto emergere la presenza di possibili «talpe». Gente in divisa, impegnata nell’aiutare gli indagati, che sarebbe stata individuata proprio tra le fila della Finanza. Nuovi interrogativi sono sorti quando è saltata fuori – sui giornali – la famosa «lista», che ospita diverse annotazioni dedicate al corpo delle Fiamme gialle (lavori e costruzione di caserme) e a numerosi suoi illustri esponenti.

Intanto il Copasir ha chiesto un’informativa a Gianni De Gennaro, direttore del Dis, il Dipartimento informazioni e sicurezza, sui lavori realizzati nelle sedi dei servizi segreti. Il generale avrebbe già risposto che i servizi non c’entrano nulla con la storia degli appalti.

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