Ci sono personaggi legati al mondo islamico che con straordinaria abilità uniscono il loro lato più opaco a quello istituzionale. È il caso di Izzedin Elzir (nella foto) noto per essere l'imam di Firenze e presentarsi come il volto buono del dialogo interreligioso. Che cosa ci fa, allora, Elzir nelle carte della procura di Genova sulla cupola di Hamas in Italia?
Il 26 novembre 2023, a bordo della Golf di Mohammad Hannoun, ritenuto dall'accusa il vertice dell'organizzazione terroristica nel nostro Paese, erano presenti lui ed Elzir, mentre avevano come sottofondo il canto Nasheed inneggiante ad Hamas e alle Brigate di Al Qassam, l'ala militare.
Elzir menziona un Abu Obaida morto da pochi giorni e dice di aver temuto erroneamente che potesse trattarsi proprio di Osama Abu Obaida. Ovvero Osama Alisawi, l'ex ministro dei trasporti di Hamas e oggi membro di spicco dei terroristi.
È proprio Alisawi, peraltro, il principale collettore delle somme provenienti dall'associazione Abspp di Hannoun.
Hannoun precisa di aver scritto a un cugino un messaggio il giorno prima, per avere notizie, e di aver anche scritto ai figli per la stessa ragione.
Ma Elzir sembra preoccupato e aggiunge "ho notato anche io che ha smesso su Facebook, lui tutti i giorni scriveva".
I due decidono quindi di chiamare la moglie di Alisawi, ma risponde Obaida, il figlio, che rassicura entrambi sulle condizioni del padre: "Sta bene, non ha nulla di che". Ma Hannoun chiede "perché lo chiamo ma non risponde?" e Obaida spiega che forse non ha linea.
Ma c'è anche un altro Obaida a cui la rete di Hannoun sembra essere molto affezionata: Abu Obaida portavoce delle Brigate Ezzedin al-Qassam, morto nell'agosto del 2025. Lo elogia Hannoun con la figlia, così come Raed Dawoud (anche lui in carcere in quanto membro del comparto estero di Hamas) e anche Sulaiman Hijazi in macchina con a bordo moglie e figli.
Questo è il loro volto nascosto, la doppia faccia, quella che non mostrano quando organizzano finte cene solidali, quando chiedono che le piazze siano colme di bandiere palestinesi. Perché qualcuno vorrebbe una sola bandiera, un solo controllo, un solo dominio: Hamas.
E, sembrerà surreale, ma l'imam di Firenze due giorni fa veniva ricevuto dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, così come ha partecipato all'evento a Roma alla Camera sedendo accanto all'indagato per il reato 270 bis Abu Omar e a tutta un'altra serie di manifestazioni in cui probabilmente alcuni esponenti politici non lo inviterebbero se sapessero cosa c'è dietro. Ma la forza di alcuni di loro, come quella dello storico vice di Hannoun, Sulaiman Hijazi, è accreditarsi presso le istituzioni, in modo da risultare credibili, in modo che il loro nome sia credibile e spendibile quando c'è da trattare la cosiddetta causa proPal.
Ci sono legami conclamati, intercettazioni, foto tra la galassia degli arrestati
nell'operazione "Domino" e Izzedin Elzir, che forse da oggi farà molta più fatica a dire di credere nella fantomatica moderazione e nel dialogo. Perché Hamas non sa nemmeno cosa sia la mediazione, il compromesso, il bene di un popolo.