Case vip, la Finanza finisce sotto accusa Primi dubbi sulla trasparenza dell'inchiesta

I pm di Perugia convocano le Fiamme Gialle: qualcosa non torna su come è stata condotta l’inchiesta sui grandi appalti e sulla diffusione della "lista Anemone". È caccia al tesoro della cricca: rogatorie per i conti esteri di funzionari e politici. Scajola sarà richiamato in Procura per testimoniare

Case vip, la Finanza finisce sotto accusa 
Primi dubbi sulla trasparenza dell'inchiesta

Roma Parte la caccia al tesoro della «cricca», mentre c’è aria di tempesta sugli uomini della Guardia di finanza che hanno lavorato all’inchiesta. Da un lato, dunque, è in arrivo una rogatoria «firmata» dalle toghe umbre e toscane per rintracciare i soldi che imprenditori e funzionari pubblici potrebbero aver nascosto all’estero. E dall’altra Perugia e Roma vogliono chiarire come mai nel 2008, quando la Finanza svolse accertamenti sulle società di Anemone e sulla compravendita di alcune case, gli esiti di quel lavoro investigativo rimasero nel cassetto. Insomma, per dirla in breve, come mai la lista delle «case blu» è finita sui giornali prima che in procura. E perché proprio adesso?
Quanto al fronte estero, già in marzo la procura di Firenze aveva chiesto tramite l’Uif (unità di informazione finanziaria) della Banca d’Italia accertamenti sui conti di indagati e protagonisti dell’inchiesta sui grandi eventi. Accertamenti che avevano rivelato l’esistenza di conti all’estero riferibili ad Angelo Balducci e Claudio Rinaldi (due dei quali chiusi a gennaio con lo scudo fiscale). Ora i magistrati che indagano sulla «cricca» affilano le armi e si affidano a una rogatoria.
Un atto congiunto, firmato dai pm di Perugia e Firenze, spedito all’autorità giudiziaria del Lussemburgo. Obiettivo, accertare esistenza e consistenza di conti correnti, cassette di sicurezza, depositi bancari o fiduciari e beni di qualsiasi genere riferibili a quindici indagati, a un presunto prestanome (don Evaldo Biasini) e a nove società del gruppo Anemone. E una volta scovati, i magistrati fiorentini e perugini chiedono ai loro omologhi lussemburghesi copia di tutta la documentazione su beni o attività bancaria, oltre a sollecitare l’immediato blocco di quei conti. In pratica si dà seguito alla replica del sostituto procuratore del Lussemburgo, Guy Breistroff, che nella sua risposta ai magistrati della procura di Firenze, arrivata attraverso l’Uif lo scorso 19 marzo, aveva spiegato: «Siamo disposti a bloccare i conti se ci farete arrivare richiesta di rogatoria in Lussemburgo». La richiesta ora c’è. E riguarda i funzionari Angelo Balducci, Claudio Rinaldi, Fabio De Santis, Mauro Della Giovampaola, gli imprenditori Diego Anemone, Francesco De Vito Piscicelli, Roberto Bartolomei e Valerio Carducci, gli avvocati Guido Cerruti ed Edgardo Azzopardi, il coordinatore del Pdl Denis Verdini, l’architetto Marco Casamonti, il magistrato Achille Toro e suo figlio Camillo, il commercialista Stefano Gazzani. Si chiedono accertamenti anche per «don Bancomat», don Biasini, l’economo della Congregazione del Preziosissimo Sangue, indicato come «prestanome per grandi somme di denaro che provengono da indagati». Sul fronte societario, si chiede invece di fare le pulci ad Anemone costruzioni, Tecnocos, Redim 2002, Alpi, Amp, Tecnowood, Cogecal, Medea e Spes. Sia a Perugia che a Firenze si punta su accertamenti bancari e finanziari all’estero della «cricca», e si accenna a «legami con la criminalità organizzata». Un lavoro parallelo a quello avviato sul fronte interno: un migliaio di rapporti bancari, centinaia di conti correnti da passare al setaccio per ricostruire il network finanziario, le cointeressenze e i flussi di denaro riferibili ai protagonisti dell’inchiesta. Dati da incrociare con le ormai celebri compravendite di appartamenti in favore di inquilini eccellenti, e con la enigmatica lista lavori sequestrata nel 2008 nel pc del fratello di Diego Anemone.
Proprio su questo filone è prossimo un confronto tra gli inquirenti e i vertici della Guardia di finanza. Su molti aspetti i magistrati di Perugia e quelli di Roma vogliono dei chiarimenti dalle fiamme gialle. Al centro c’è proprio l’attività di verifica che portò al sequestro dell’elenco di nomi e indirizzi ad Anemone, e a interrogare sempre nel 2008 l’architetto Zampolini per quei versamenti di somme ingenti accompagnati da emissione di assegni circolari, che poi sarebbero stati utilizzati per comprare le case, tra gli altri, al generale della Gdf «prestato» all’Aisi Pittorru. La pratica si chiuse senza ulteriori accertamenti, senza ascoltare i proprietari delle case a cui gli assegni erano intestati, senza convocare il notaio Gianluca Napoleone che aveva registrato quegli atti. Salvo «approfondirsi» in tempi recenti, dopo che l’inchiesta sugli appalti di G8 e dintorni era ormai disvelata.
Due giorni fa il procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara, ha ricordato in una nota di non aver mai saputo nulla di quella lista sequestrata nell’ottobre 2008. Nella capitale qualcuno avrebbe addirittura caldeggiato un’inchiesta per chiarire l’eventuale esistenza di «coperture in divisa» da parte degli indagati. E non è un caso che i pm perugini, interrogando il commercialista di Anemone e Balducci, Stefano Gazzani, gli abbiano chiesto conto di eventuali pressioni effettuate su uomini delle fiamme gialle proprio in occasione di una visita fiscale in una società del giovane imprenditore di Grottaferrata.
Proprio la Gdf dovrebbe avere un ruolo non secondario in questa fase delle indagini, incentrata sui riscontri bancari. Così a Perugia nei prossimi giorni si farà il punto sulle indagini. E si valuterà se, eventualmente, affiancare nel lavoro degli inquirenti della Gdf anche investigatori di altre forze dell’ordine.

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