Casini sempre più attratto dalla balena bianca Ma come farà con i laicisti di Futuro e Libertà?

Udc in fermento. Casini vuole raccogliere l'appello di Bagnasco e formare il partito dei cattolici. E il Terzo Polo? Dalla fecondazione assistita al biotestamento, fino alla pillola Ru486: i finiani hanno sempre portato avanti politiche fortemente laiciste. Mentre una alleanza con il Pdl...

Roma - Va bene, adesso si fa un gran parlare del "partito dei cattolici". Dopo la tirata d'orecchi da parte del presidente della Cei, Angelo Bagnasco, ecco che le coscienze riscoprono il proprio anelito religioso e i politici disconoscono le decennali battaglie di laicità compiute in Transatlantico. Con Repubblica e il Manifesto che, dopo aver per anni intimato al Vaticano di farsi i fatti propri e di non ingerire nella vita politica dello Stato italiano, si trasformano nel megafono della Cei. E con i centristi guidati da Pier Ferdinando Casini che si ergono a paladini della cattolicità nel Belpaese senza però fare i conti con le truppe laiciste capitanate da Gianfranco Fini. 

Nel marasma di accuse e buoni propositi che in questi giorni affollano i media la confusione fa da padrona. Alle parole di Bagnasco hanno, infatti, fatto seguito anatemi contro il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nel mirino delle opposizioni la vita privata del Cavaliere con l'intento di fare cadere il governo. Ma chi potrebbe, dunque, accogliere l'appello del presidente Cei e portare avanti quelle politiche di ispirazione cattolica auspicate dalla Santa Sede? Forse il trio Bersani-Vendola-Di pietro? Assolutamente no. Inutile spiegare il perché il centrosinistra, che usa gli appelli del Vaticano solo quando gli fa comodo, non porterà mai avanti politiche di stampo cattolico. Un esempio? L'ex premier Romano Prodi, la cui vita privata poteva dirsi specchiata, aveva iniziato a discutere le unioni civili tra persone omosessuali - tema sicuramente poco caro Oltretevere. Cosa dire poi delle politiche sulla famiglia, la legislazione sull'eutanasia o i finanziamenti alle scuole private? E le adozioni alle persone single? E la legalizzazione delle droghe "leggere"?

A questo punto scende in campo Casini: l'alfiere dell'Udc si propone di rinnovare il partito dei cattolici. "La partecipazione dei cattolici deve essere aggiornata, nuova. C’è bisogno dei democratici cristiani e di rinnovare l’impegno dei cattolici in politica, per costruire una politica che sia fondata sulle grandi idealità, perchè quello attuale è diventato un mercato indecente in cui tutto interessa, salvo il bene del Paese", ha spiegato Casini a margine di un convegno all’Istituto Luigi Sturzo. Casini rifiuta i vecchi schemi, ma si rifiuta di "ricostruire sulle sabbie mobili il futuro dei democratico cristiani". Da qui la necessità di "ritrovare la politica alta, costruita sui valori", e "abbattere le barriere di egoismo e individualismo che stanno distruggendo le società contemporanee". Il problema di Casini, però, sta nella casa comune del Terzo Polo che condivide con il leader Api Francesco Rutelli e i fuoriusciti dal Pdl guidati dal presidente della Camera. Dalla fecondazione assistita al biotestamento, fino alla pillola Ru486: Fini ha sempre portato avanti il laicismo dello Stato, posizione che, ai tempi del Pdl, gli aveva portato non poche frizioni con il partito. Il presidente di Montecitorio non è il solo, all'interno di Futuro e Libertà, ad avereposizioni fortemente laiciste. Benedetto Della Vedova, per esempio, segue la linea del capo. Insomma, se Casini vuole raccogliere il timone del "partito dei cattolici", non può certo farlo con soggetti politici che davanti ai temi etici chiederebbero di esprimersi secondo la libertà di espressione.

Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha ribadito più volte che il destino del partito è il riavvicinamento con l'Udc. L'ex Guardasigilli ambisce a "costruire una cosa che tenga uniti i moderati" dal momento che in Europa Pdl e Udc sono insieme e hanno gli stessi valori. "E' uno sforzo per cui vale la pena impegnarsi: costruire un Ppe in Italia - è l'idea di programma presentata da Alfano - se lavoreremo culturalmente insieme non e' da escludere che questo possa succedere. Non e' un appello e non cerca la risposta tra un'ora. Se lavoreremo insieme guadagnerà parecchio la democrazia italiana perché fa bene". D'altra parte, la politica si fa sui programmi e non sulle simpatie o sui comportamenti privati.

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