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Nuova fatwa islamica: Sanremo sionista

L'associazione di Hannoun, oggi in carcere, manifesta contro il Festival della Rai

Nuova fatwa islamica: Sanremo sionista
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Mohammad Hannoun (foto) è in carcere a Terni in regime di massima sicurezza, ma i suoi epigoni non si arrendono. L'ultimo pretesto piuttosto surreale scelto dalla sua associazione, l'Api, per scendere in piazza, è per protestare contro Sanremo. Difficile trovare il nesso logico tra un gruppo di proPal e una kermesse canora. Eppure, secondo gli islamici "per questa Rai è più importante normalizzare l'immagine di uno stato canaglia piuttosto che permettere agli artisti di esprimersi liberamente". Nel loro mirino c'è il dirigente Rai Claudio Fasulo: "Ha dichiarato che i cantanti saranno interrogati circa la loro intenzione di partecipare o boicottare Eurovision".

Anche se Fasulo non ha mai usato toni simili, avendo semplicemente cercato di capire le eventuali intenzioni dei partecipanti al Festival: quest'anno sarà presente anche Israele all'Eurovision Song Contest, che si terrà a Vienna dal 12 al 16 maggio, diversi Paesi già si sono ritirati dalla competizione, e l'Italia vuole conoscere le posizioni di chi potrebbe trovare a rappresentare il proprio Paese.

Avendo già qualcuno, come Levante, espresso la propria contrarietà nel caso di vittoria sul palco dell'Ariston, l'ipotesi paventata dall'azienda sarebbe solo una misura preventiva e non censoria.

Il gruppo di Hannoun, però, ha deciso di manifestare sotto la sede milanese della Rai domani chiedendo "un'altra musica" con il Global Movement to Gaza e con il noto gruppo di boicottaggio Bds. "La censura preventiva è diventata un'arma comune in Italia quando si tratta di nascondere i crimini e ripulire l'immagine di Israele", scrivono. Poi un'altra pesante accusa: Anche il cantante Ghali ha subito minacce prima della sua esibizione alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina. Noi ci siamo. Non rimarremo inerti di fronte alo snaturamento delle nostre istituzioni culturali in nome dell'ArtWashing di chi commette un genocidio in Palestina". A seguire anche un comunicato del partito Rifondazione Comunista: "Con questa decisione non solo si calpesta il più elementare diritto d'opinione e d'espressione, non solo si cerca di condizionare le libertà individuali, ma si tradisce il ruolo fondamentale di servizio pubblico che la Rai deve rappresentare. È ora che si metta in campo un'immediata riforma della governance della Rai togliendola dal controllo diretto del governo grazie alla legge voluta da Renzi, ma è altrettanto urgente dare vita a un movimento di associazioni, organizzazioni, sindacati, lavoratori della cultura e dell'informazione per l'elaborazione di una riforma vera del servizio pubblico radiotelevisivo".

La macchina del dissenso si è mossa, e ha dovuto trovare del fantomatico sionismo anche nel festival più seguito della canzone italiana. Ma non c'è nulla di vincolante nel porre una banale domanda, il cui responso non dovrebbe cambiare a distanza di pochi giorni.

Soprattutto se si tratta, come qualcuno sostiene, di ideali talmente alti e centrali da non subire l'eventuale fascinazione del successo. Insomma, Levante o chi per lei non cambierebbe di certo opinione in caso di podio al Festival, quindi dove sarebbe il vulnus dell'eventuale quesito?

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