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Mansouri caduto di faccia. La versione del poliziotto: "Ho mentito per paura"

La difesa: "Proiettile deformato da un ostacolo". Smontata la tesi della minaccia

Mansouri caduto di faccia. La versione del poliziotto: "Ho mentito per paura"
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"Ho visto Zack (Mansouri, ndr) che ha fatto il gesto di alzare il braccio destro sopra la spalla, come se volesse lanciarci qualcosa. Ho immaginato che Mansouri avesse riconosciuto Cinturrino. Nel momento in cui Mansouri ha fatto il gesto di lanciare qualcosa ho percepito da dietro che Cinturrino ha estratto la pistola, Mansouri si è spostato come se volesse cambiare direzione vedendo la pistola puntatagli contro da Cinturrino che subito dopo gli ha sparato e lo ha colpito. Mansouri è caduto di faccia e Cinturrino una volta avvicinatosi ha girato il corpo e si è reso conto di averlo colpito. Immediatamente Cinturrino mi ha dato le chiavi della macchina ordinandomi di andare in ufficio a prendere la valigetta degli atti". Quando Cinturrino riceve e apre la valigia, "in mano aveva qualcosa, un oggetto nero".

È questo, messo a verbale dall'agente Davide Picciotto il 19 febbraio, il racconto che incastra Carmelo Cinturrino. È un racconto che cambia in profondità la scena del delitto di Rogoredo, come descritta a caldo sia da Picciotto che da Cinturrino, disegna una scena che non ha nulla a che fare con la legittima difesa invocata fin dall'inizio dallo sparatore e somiglia piuttosto a un'esecuzione: seguita da una messinscena, perché "l'oggetto nero" prelevato dalla valigetta è la pistola finta che Cinturrino piazza accanto al corpo di Mansouri. Il nuovo verbale di Picciotto è alla base del "fermo di indiziato di delitto" firmato sabato dal pm Giovanni Tarzia ed eseguito ieri mattina, ed è uno dei passaggi chiave anche della richiesta di custodia in carcere già inviata al giudice preliminare. L'accusa per Cinturrino è di omicidio volontario, per ora senza aggravanti: paradossalmente, il fatto di non essersi qualificato come poliziotto prima di sparare impedisce per ora che gli scatti una aggravante da ergastolo. Nel fermo si legge infatti che, sempre stando all'agente Picciotto, "prima dello sparo nessuno dei due poliziotti ha intimato l'alt a Mansouri né hanno detto o gridato parole che potessero segnalare al cittadino marocchino l'identità delle persone che aveva di fronte". La scena descritta dal poliziotto, con Mansouri che cambia direzione come per allontanarsi, quadra con i risultati dell'autopsia: "La dinamica lesiva appare indicativa di un posizionamento del capo non pienamente frontale rispetto alla linea di tiro (il tragitto del proiettile) bensì con lieve orientamento laterale".

E sono altre indagini scientifiche, ovvero gli esami del Dna, a confermare che l'oggetto scuro apparso in mano a Cinutrrino è la pistola finta che verrà piazzata accanto al copro. Sull'arma nessuna traccia di Mansouri, mentre "sono state rinvenute tracce biologiche del Cinturrino". Sui comportamenti di Cinturrino dopo lo sparo, l'inchiesta sembra abbastanza completa. Mentre in parte da chiarire resta proprio il momento in cui il poliziotto estrae l'arma e fa fuoco. In che direzione? Finora sia lui che i testimoni sono stati vaghi. L'agente sembra sostenere di non avere fatto fuoco per uccidere ma per intimidire Mansouri. A sostegno ci sono i dati balistici sul proiettile estratto dal cranio della vittima, che appare totalmente deformato come se sulla sua strada avesse incontrato un ostacolo che lo ha deviato: una pallottola Sellier & Bellott conforme agli standard Nato, in grado di perforare un elmetto militare. E che difficilmente poteva fermarsi all'interno della testa dell'uomo se fosse entrato a piena potenza. Mentre sulla messinscena dice, parlando in carcere con il difensore: "Ho messo la pistola vicino a Mansouri, perché temevo le conseguenze di quello che era accaduto".

Poi ha ammesso: "Ho detto al mio collega di andare a pigliare lo zaino" al commissariato, "sapeva cosa c'era dentro". Cinturrino ha infine spiegato di essersi accorto solo mentre sparava che "quello che aveva in mano la vittima era un sasso".

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