Il Tribunale del Riesame ha respinto l'appello dei pm che avevano chiesto interdittive per l'ex assessore Giancarlo Tancredi e per il ceo di Coima Manfredi Catella (nella foto) per l'accusa di induzione indebita sul progetto del Pirellino. Si tratta di una delle tranche (indagato anche il sindaco Giuseppe Sala) della maxi inchiesta sull'urbanistica.
La Procura ad agosto aveva fatto appello per il mancato riconoscimento del reato di induzione indebita da parte del gip Mattia Fiorentini nell'ordinanza con cui aveva però disposto cinque arresti, poi revocati. Scrive ora il Riesame (giudici Savoia-Ambrosino-Natale) che non emerge "in maniera sufficientemente provata" che l'allora presidente della Commissione paesaggio Giuseppe Marinoni, quando diede parere favorevole al progetto del Pirellino nel 2023, "abbia agito per un interesse personale" e "neanche che abbia mai manifestato un debito di riconoscenza verso l'assessore" Tancredi, anche in vista della successiva riconferma in Commissione. In un messaggio del giugno 2023 di Tancredi a Marinoni si esplicitava "l'interesse degli organi politici ad una decisione concordata con Coima, ma senza alcun riferimento - dice l'ordinanza - né alla nomina di Marinoni alla Commissione, né tanto meno alla successiva conferma, che sarebbe avvenuta solo a dicembre 2024". Ancora: "Non è possibile dedurre da alcun elemento concreto e oggettivo che il Marinoni abbia agito per sdebitarsi o per garantirsi la nomina". È una "supposizione verosimile, ma priva di alcun ancoraggio a elementi estrinseci".
Una cosa è la "allarmante contiguità e familiarità tra i privati" e "i pubblici ufficiali", un'altra è "ricostruire, in termini di gravità indiziaria" la "subordinazione del buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione al perseguimento di uno specifico indebito vantaggio". Emerge che il via libera al progetto fu il "frutto delle pressioni" ai commissari "anche direttamente da Boeri". Pressioni accolte "perché i componenti erano in una posizione di sudditanza gratuita".