Il caso Porta a Porta: Gli insulti di Santoro per "aiutare" Floris

Il conduttore di "Annozero" approfitta del rinvio di "Ballarò" e attacca frontalmente Berlusconi: "Agisce nell’ombra". Altro che bavaglio: la sinistra detta legge con le radio anti Silvio

Il caso Porta a Porta: 
Gli insulti di Santoro  
per "aiutare" Floris

Roma - Siamo come la Romania di Ceausescu. Berlusconi «trama nell’ombra». Quando si parla di Rai, l’Italia torna in bianco e nero, nel senso che prevalgono le interpretazioni senza sfumature. Tutto è politica e a sentire la sinistra - conduttori televisivi e politici - se la prima puntata di Porta a Porta andrà in onda oggi con la consegna delle case di Onna ai terremotati e la tradizionale intervista al premier in carica, è solo per «impedire» a Ballarò di andare in onda; per mettere il bavaglio a Giovanni Floris, che per la verità fino alla settimana scorsa non era molto amato a sinistra.

Ieri è stata trovata una soluzione di compromesso, nel senso che Ballarò andrà in onda giovedì. La polemica è continuata con toni ancora più accesi di domenica, tanto che Bruno Vespa è stato costretto a dedicare la conferenza stampa di presentazione della nuova stagione praticamente solo al caso Floris. Premessa: se fosse successo a lui, cioè se l’avessero costretto a rinviare una puntata della sua creatura, si sarebbe arrabbiato almeno quanto il conduttore di Ballarò (no, molto di più, assicuravano ieri i collaboratori, solo che - aggiungevano - «i giornali non avrebbero scritto niente»).

«Capisco il malumore di Giovanni Floris», ma lo spostamento di due giorni di Ballarò «non mi sembra sia una mostruosità rispetto alla libera informazione». E poi «io nella mia carriera professionale ho dovuto subire ben altro: basterebbe ricordare quante volte hanno cercato di chiudere la mia trasmissione». Per Ballarò, invece - ha spiegato Vespa - si tratta solo di rinviare la trasmissione a giovedì sera. E poi «non ci sentiamo abusivi ad andare in prima serata». Il fatto è che Porta a Porta «ha raccolto quattro milioni di euro e un milione e mezzo è servito a costruire un asilo di Onna che si inaugura proprio domani (oggi, ndr)». Poi c’è l’intervista a Berlusconi. Il premier è stato invitato e il suo intervento era previsto da giorni. Ed è tradizione, ha spiegato il giornalista Rai, che la trasmissione si apra con il presidente del Consiglio in carica. E comunque la puntata verterà, oltre che sul terremoto, su tutti gli argomenti di queste settimane. «Con tutta l’affettuosa cordialità per gli amici di Ballarò, la prima serata ci sta tutta». Ricostruiti anche i passaggi che hanno portato alla decisione. Qualche «ritardo» effettivamente c’è stato, ha riconosciuto il direttore di Raiuno Mauro Mazza, ma solo «nella giusta valutazione dell’eccezionalità dell’evento». Eccezionalità che però non è data dai potenziali dati degli ascolti visto che «Tutti pazzi per la tele avrebbe fatto più ascolti di Vespa. Ma questo - ha sottolineato Mazza - fa onore al servizio pubblico».

In serata l’annuncio ufficiale dello spostamento una tantum di Ballarò a giovedì e il commento di Floris: «Non si sana l’errore, né quello che credo sia stato un danno a Ballarò e all’azienda, ma è comunque meglio che non andare in onda». Toni un po’ diversi rispetto a quelli che aveva usato poco prima il segretario del Partito democratico. «Penso che anche Ceausescu avrebbe avuto un po’ di coraggio nel dire no a una rappresentazione così», ha commentato Dario Franceschini che, per inciso, è stato anche lui invitato a Porta a Porta e ha accettato. La vicenda di Ballarò si è poi incrociata con quella di Annozero.

E Michele Santoro si è fatto sentire: «Sappia Berlusconi, che continua a agire vigliaccamente nell’ombra, che, nel caso, non faremo passare tutto questo senza un’ultima battaglia: sarà il pubblico di Annozero a chiedere che il suo programma vada in onda». Che la questione non sia del tutto chiusa lo fa capire anche il presidente della commissione di Vigilanza Sergio Zavoli che ha giudicato grave il rinvio di Ballarò e ha convocato l’ufficio di presidenza per discuterne.