Caso Santanchè, si rompe il fronte islamico

MilanoPicchiata e denunciata. Un bel paradosso islamico, ai danni di Daniela Santanchè. Ma sull’aggressione la comunità musulmana ora si divide, e alla leader del Movimento per l’Italia arriva la solidarietà della principale moschea milanese.
La Santanchè è stata colpita domenica a Milano mentre stava manifestando per la libertà delle donne musulmane e contro il burqa davanti a quel teatro Ciak che un centro islamico cittadino ha scelto per celebrare l’ultima preghiera del Ramadan. Una manifestazione evidentemente sgradita ad alcuni militanti islamici riuniti nel piazzale. Tanto che, mentre l’ex leader della Destra si avvicinava a una donna integralmente velata chiedendo agli agenti di polizia di identificarla, una decina di fedeli musulmani ha reagito. Ne sono scaturiti spintoni, insulti, minacce («questa la paghi»). E solo l’intervento di una ventina di agenti ha impedito uno scontro più violento. Ma la Santanchè è stata raggiunta da un colpo al torace, riportando una contusione all’emitorace sinistro e una contrattura alla muscolatura latero-cervicale con prognosi di 20 giorni.
Un fatto confermato da un ispettore capo della polizia: «Se non ci fossi stato io - ha detto - sarebbero stati di più. Qui è stato commesso un reato», ha commentato l’agente, in servizio da 21 anni. Anche se ora la Digos in un rapporto rileverebbe l’atteggiamento fisicamente e politicamente provocatorio tenuto dai manifestanti del Mpi.
Nel parapiglia era particolarmente agitato un giovane del «servizio d’ordine» improvvisato dalla moschea, riconoscibile da un’ingessatura all’avambraccio destro. Alto e con la barba lunga, rivolto alla Santanchè mimava continuamente il gesto di chi si toglie gli occhiali, facendo riferimento a quelli da sole indossati dalla politica, come a stabilire un’equazione fra il volto coperto da un niqab (o dal burqa) e quello di una donna che protegge gli occhi dalla luce. Agitatissimo anche un altro elemento, più anziano che - come documentato dalle immagini - in un momento di particolare tensione fra i suoi «fratelli» e i militanti del Mpi (fra cui tre donne), ha impugnato un cartello stradale appoggiato su una base d’alluminio agitandolo come una clava, prima che gli fosse strappato di mano.
L’Istituto culturale islamico di viale Jenner, invece di prendere le distanze dai violenti - comunque una minoranza in mezzo a 3mila persone - ieri ha denunciato Daniela Santanchè per «turbativa di funzione religiosa autorizzata». Nella denuncia si afferma che avrebbe tentato di strappare il velo ad alcune donne. Una circostanza negata seccamente dall’ex parlamentare. L’azione legale è stata firmata dal direttore del centro, Abdel Shaari, lo stesso che domenica ha rifiutato di incontrarla, apostrofandola come «fascista»: «Non rappresenta nessuno, con me ci sono un milione di mulsulmani».
Una stima che l’Istituto islamico - noto per la preghiera di migliaia di persone sui marciapiedi di viale Jenner, e per quella di gennaio in piazza Duomo a Milano - dovrà forse rivedere al ribasso. Per esempio sottraendo i fedeli della Casa della cultura islamica di via Padova, un centro moderato che da molti anni opera con iniziative sociali e interreligiose. «Siamo contro ogni violenza - ha detto ieri Mohammed Danova, della direzione della moschea - noi non c’eravamo ma abbiamo appreso che l’onorevole Santanchè manifestava contro la segregazione delle donne e contro il burqa. Su questo siamo d’accordo con lei e dunque ha la nostra solidarietà, perché non si deve mai impedire a qualcuno di esprimere la sua opinione, quale che sia. Poteva venire da noi - ha detto Danova - e può ancora farlo, sarà l’occasione per rimediare a questo incidente con un dialogo che però deve essere più costruttivo», ha concluso, facendo riferimento alla preghiera che la «Casa» ha celebrato in piena tranquillità al Palalido con oltre 10mila fedeli. «Certo - ha precisato il direttore della moschea “moderata”, Mahmoud Asfa - il giorno della manifestazione poteva essere diverso, ma sono d’accordo con Danova». Nessuna solidarietà invece dalle donne della sinistra italiana: «Mi fa pensare che un certo radicalismo chic declini le ragioni del femminismo solo quando fa comodo», ha commentato la Santanchè.

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