Eccezionale. Non c'è altro aggettivo per definire la possibilità, offerta durante i Giochi Olimpici Invernali, di ammirare da vicino la Sala delle Asse del Castello Sforzesco, dipinta sul finir del Quattrocento da Leonardo da Vinci e dalla sua bottega. È un'eccezione alla norma: esclusi brevi periodi, la sala, che si trova al piano terra del torrione nord-orientale, quello del secondo cortile, è chiusa per restauri da oltre dieci anni. Per la conclusione dei lavori bisognerà attendere aprile del 2027 ma nel frattempo, dal 7 febbraio al 14 marzo, ci si può godere un assaggio. Caschetto in testa e scarpe comode, si sale sulle tre rampe di ponteggi e ci si trova a pochi centimetri dal soffitto davanti a un pergolato di vegetali e gelsi con effetto trompe-l'oeil: le restauratrici "tamponano" la decorazione per pulire la superficie dalle riverniciature successive (il restauro ha la supervisione scientifica del Mic e dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze). Siamo in una sala decorata da Leonardo alla corte di Ludovico Il Moro: "Tra il 1482 e il 1499 frequentava molto il Castello", ci dice Francesca Tasso, direttrice dello Sforzesco. Rimaneggiata, ridipinta, ricoperta di assi di legno la Sala delle Asse è stata riscoperta solo alla fine dell'Ottocento, ma resta un enigma da decifrare, soprattutto il "Monocromo" realizzato a carbone, questo sì certamente fatto dalla mano diretta di Leonardo. Rappresenta radici di alberi che penetrano nelle rocce: si vede al secondo piano del ponteggio ed è un'emozione. Compaiono sul muro anche altri due disegni di paesaggi naturali e rami: sono di Leonardo? È presto per dirlo, ma il fascino è innegabile.
In occasione di Milano Cortina 2026 si potranno vedere i decori della Sala delle Asse per una visita guidata sui ponteggi, previa prenotazione (su adartem.it, 25 euro a persona): è la prima tappa di un percorso leonardesco nel Castello, un complesso visitato da 465mila persone l'anno, perlopiù straniere. E se in futuro sarà doveroso rivedere la segnaletica di visita (perdersi, tra cortili e sale, è un attimo), per seguire l'influenza artistica del da Vinci sulla città suggeriamo di salire al primo piano della Pinacoteca: la sala XXI, dedicata proprio ai pittori leonardeschi, è stata ben riallestita. Troviamo le lunette con i ritratti di Bernardino Luini, staccate dalla Casa degli Atellani di corso Magenta, già residenza di Ludovico il Moro, e dipinti come il "San Giovanni Battista" di Bernando Zenale, recente acquisizione del Comune.
Prima di uscire, senza dimenticare di salire nelle sale panoramiche per una nuova installazione multimediale dedicata a Leonardo, vale la pena soffermarsi nella cosiddetta cappella ducale della Pinacoteca: una nuova teca valorizza la "Madonna Lia", donata nel 2007 dal collezionista Amedeo Lia. Dipinta da Francesco Galli, uno dei tanti artisti attivi alla bottega di Leonardo, detto "Napoletano" per le sue origini, è una piccola e magnifica tela devozionale.