Fuori dalla convezione e dalla tradizione. Coreografie che rimandano più alle forme della drammaturgia contemporanea che a quelle della danza. E un insolito spazio scenico che invita gli spettatori a guardare lo spettacolo come un'installazione artistica, girando attorno alla scena da osservare ciascuno dal suo punto di vista. Il nuovo lavoro di Roberto Castello - da stasera all'11 febbraio alla Fabbrica del Vapore ad aprire la rassegna Vapori Zerosette organizzata per la seconda edizione dal Teatro Filodrammatici - esce dalla classica forma coreografica alla ricerca di una piena integrazione fra diverse forme artistiche, riutilizzando le frasi e i gesti della quotidianità come segni coreografici e ritmici.
«Racconta, coprodotto da Aldes e dal Festival di Sant'Arcangelo, è la terza parte de Il migliore dei mondi possibili - spiega il coreografo, fondatore di Sosta Palmizi -. A differenza dei primi due spettacoli, si tratta di un'operazione di organizzazione coreografica della quotidianità che non utilizza alcun segno coreografico tradizionale, ma solo gesti e parole estrapolati dalla vita quotidiana».
Da questa nuova organizzazione coreografica della realtà Castello mira a individuare nei gesti, nelle parole e negli atteggiamenti della quotidianità di una qualsiasi coppia e delle persone che la circondano indizi sulle diverse nozioni di felicità che appartengono ai personaggi.
Nessuna trama particolare segna lo spettacolo, solo una somma di frammenti del presente montati a intarsio.
Un Castello per la Fabbrica del Vapore
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