Cattelan: la semplicità che vince

Nonostante i vent'anni in meno, già da un po' Alessandro è il più famoso dei Cattelan, più di Maurizio. Capita quindi che l'artista, pur vantando una straordinaria carriera internazionale, si sia per così dire italianizzato, all'inseguimento di quel consenso popolare che si ottiene andando in tv o frequentando i social. Anche nel vestire, il 58enne Maurizio insegue il 38enne Alessandro. Un caso che andrebbe studiato e approfondito da un team di psicologi.

Siparietto a parte, E poi c'è Cattelan, più semplicemente EPCC, in onda su Sky dal 2014, tenta la novità della dimensione teatrale in sei puntate registrate al Teatro Parenti di Milano. Dallo studio alla scena, il format cambia poco, solita alternanza di sketch comici e interviste semiserie agli ospiti, un paio a puntata.

Sulla bravura di Alessandro Cattelan, uomo di punta del team di Rogoredo, a partire dalla conduzione di X Factor, siamo tutti d'accordo. Siamo in presenza di un riuscito mix tra la professionalità bonaria del compianto Fabrizio Frizzi, la capacità di sintonizzarsi con il pubblico più giovane utilizzando lessico e gergo piuttosto semplificati, l'acutezza nel dialogare con personaggi di qualsiasi categoria che non può non rimandare al primo Fabio Fazio, che comunque le interviste le sapeva fare prima di scivolare, certo per stanchezza, in un eccesso di maniera.

Dove EPCC (la cui brevità sotto l'ora è un altro punto a suo vantaggio rispetto a programmi interminabili e stiracchiati) fatica è nella scrittura dei testi, non sempre convincenti e puntuali, che comunque Cattelan riesce a manovrare inserendovi la propria epidermica simpatia. Nella seconda puntata, andata in onda martedì scorso, molto attese le ospitate di Chiara Ferragni e Roberto Mancini, i cui destini vanno letti agli antipodi: la blogger personaggio dell'anno, che qualsiasi cosa faccia (cioè poco o nulla) diventa notizia, e l'uomo cui sono legati i destini (tristi) della Nazionale di calcio nel suo momento storico più nefasto.

Sarebbe ingenuo dissertare sulla bionda regina di Instagram con gli antichi strumenti della critica; la non completa comprensione del fenomeno ha a che fare con il profondo scarto generazionale, impossibile da colmare. Eppure a me sembra che la giovane moglie di Fedez non dica mai nulla di particolarmente interessante, si arrampichi su concetti basici, espressione di una vita quotidiana tanto normale da apparire banale. Una strategia così perfettamente studiata da sembrare vera. Certo è che il vocabolario della Ferragni non contempla più di 300 parole, e ciò mi rattrista alquanto. Il Mancio, poverino, evita di parlare di azzurro, a parte frasi di prammatica sull'onore di guidare la Nazionale. Tocca concedergli le attenuanti del caso, ha il suo da fare, speriamo gli sovvenga qualche brillante idea.

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