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Che desolazione in questi pentagrammi

Una raffica di ballate strappalacrime, non perché commoventi, ma per la desolazione dei pentagrammi

Che desolazione in questi pentagrammi
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La via crucis delle 30 canzoni ha sancito quello che ormai è il trend sanremese: una raffica di ballate strappalacrime, non perché commoventi, ma per la desolazione dei pentagrammi. Per questo è stata pertinente l'apertura di Festival con cantante e titolo perfettamente appropriati: Ditonellapiaga con Che fastidio! Altroché! La scontatezza di certe melodie è disarmante, così banali da poter vincere. Arisa si colloca a metà strada tra la Disney e una messa all'oratorio, Paradiso o Renga lasciano aperto il dubbio se si tratti davvero di inediti, il ritornello di Fulminacci sfrutta un giro di accordi da prima lezione di armonia, Ermal Meta rimane superficiale con formulette melodiche prevedibilissime. Uno dei tratti comuni è proprio la povertà melodica: canzoni scritte con poche note, sempre quelle, spesso all'interno di intervalli stretti. Immancabili i fastidiosissimi accenti spostati: "Trasteveré, dipingeré, facilé, lacrimé" (per Mara Sattei sembra una regola), la "bambolà" e la "nuvolà" di Ermal Meta, "quell'amore che rèstera sempre o passèra mai" di Serena Brancale, Dargen D'Amico che piazza subito "la sabbià" e "l'autostrada Adriaticà", "dimmì qualcosà" dice Fedez con Masini che poi aggiunge "e so che fàra male" (sì, fa male). Ci asteniamo sui rapper e dicitori vari per esiguità di materiale valutabile. Apprezziamo, però, la coerenza di J-Ax: "serve una brutta canzone". E siamo solidali con i poveri direttori d'orchestra, totalmente inutili, che tengono il tempo con le braccia. E allora, stando alla grammatica musicale, chi si salva? Certamente Levante che con Sei tu ha scritto (da sola, dato non più irrilevante) una canzone di livello, con una melodia estesa, per nulla scontata e (altro dato non più irrilevante) cantata bene.

Ecco, a proposito, noi continuiamo a caldeggiare l'obbligatorietà dell'autotune: udite certe intonazioni, lo si adotti a prescindere. Un po' come un diritto fondamentale dell'uomo. Oppure, se vogliamo, come una riduzione di pena per il condannato.

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