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Che tristezza il Gramsci "prêt-à-porter"

Del pensatore sardo si fa un racconto parziale. Ne esce un santino poco realistico

Che tristezza il Gramsci "prêt-à-porter"
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Nelle lezioni pubblicate dal Corriere della sera Carlo Galli ha tracciato un profilo di Antonio Gramsci: ne è uscito un ritratto assolutamente positivo, che presenta l'uomo politico sardo come la figura-chiave del socialismo italiano. "Gramsci dice Galli ha pensato a una teoria politica costruita attraverso l'analisi concreta, storica dei processi sociali, delle loro contraddizioni". Gramsci ha rifondato sostanzialmente il marxismo italiano, immettendovi una dimensione storica, etica, culturale, che esso non aveva. Il pensatore sardo ha affidato al proletariato e al socialismo il compito di produrre l'unità d'Italia, di superare la frattura fra Nord e Sud, fra élite e popolo. Per Gramsci la rivoluzione socialista doveva essere la costruzione di una egemonia, la quale consiste nel fatto che una classe sociale è in grado di presentare se stessa e i propri interessi come interessi generali, universali. Certo, dice Galli, il mondo di oggi non è più quello di Gramsci, e il proletariato non ha più la consistenza e le caratteristiche di un tempo. E tuttavia, secondo Galli, di Gramsci resta l'idea che la politica non può essere soltanto analisi economica ma deve passare attraverso l'analisi delle forme culturali, delle forme della soggettività.

Peccato che in questo inno sciolto da Galli per Gramsci manchino alcuni elementi di somma importanza. Manca in primo luogo il fatto che Gramsci fu un pensatore integralmente totalitario. Per lui "il moderno Principe" (così egli definiva il partito comunista) "sviluppandosi sconvolge tutto il sistema di rapporti intellettuali e morali in quanto il suo svilupparsi significa appunto che ogni atto viene concepito come utile o dannoso, come virtuoso o scellerato, solo in quanto ha, come punto di riferimento, il moderno Principe stesso e serve a incrementare il suo potere o a contrastarlo. Il Principe prende il posto, nelle coscienze, della divinità o dell'imperativo categorico, diventa la base di un laicismo moderno e di una completa laicizzazione di tutta la vita e di tutti i rapporti di costume". Questa affermazione, che si trova nei Quaderni del carcere, mostra assai bene come nel pensiero di Gramsci, nonostante i suoi omaggi al laicismo, non ci fosse ombra di pluralismo, di tolleranza, di rispetto per le opinioni di altri gruppi e movimenti di sinistra. E infatti che cosa erano i socialisti, per l'uomo politico sardo, se non dei "socialtraditori"?

È stato sostenuto che Gramsci, essendo stato arrestato nel novembre del 1926 e tenuto in carcere per molti anni, è stato del tutto estraneo alla politica di Stalin e dello stalinismo. "Ma come dimenticare ha scritto il grande storico Rorario Romeo in un articolo su Il Giornale che Gramsci fu e rimase comunista nell'età del peggiore stalinismo, di cui poteva ignorare alcune particolari realtà, ma certo non ignorava manifestazioni macroscopiche come lo sterminio di milioni di kulaki, di nient'altro colpevoli che di essere, oggettivamente, nemici di classe?".

In conclusione: Gramsci è stato una figura assai importante, e i

suoi scritti hanno ispirato Togliatti e i dirigenti del più grande partito comunista occidentale. Ma, se si vuole tracciarne un profilo, si deve, per onestà intellettuale, tenere presenti tutti i concetti della sua opera.

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