Che vergogna la belva del Circeo in libertà

ASSURDO Il buonismo burocratico non può prescindere dallo scempio commesso

Che vergogna la belva del Circeo in libertà


Forse dobbiamo chiedere scusa a Gianni Guido, per aver dubitato dell’opportunità di lasciarlo in libertà incondizionata dopo la scarcerazione. Il giudice di sorveglianza Enrico della Ratta Rinaldi ha respinto l’istanza della Procura per una revisione della precedente decisione. L’ha respinta con motivazioni ampie ma, se mi è permesso, non convincenti.
Guido, lo ricordo brevissimamente, fu uno dei tre assassini del Circeo. Il 29 settembre del 1975 - proprio ieri cadevano giusti 34 anni dal fattaccio - essi fecero scempio di due ragazze, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti. Rosaria morì, Donatella si salvò miracolosamente. Condannato per omicidio, tentato omicidio, violenza carnale e ratto al fine di libidine nel 1981 Guido riuscì ad evadere. Fuggì in Sud America, là fu riarrestato ed estradato e dal 1994 scontò la sua pena. In carcere si laureò, poté usufruire di benefici per buona condotta (l’ergastolo ormai è solo nominale), nel 2005 fu ammesso ai permessi premio, nel 2007 alla semilibertà, nel 2008 all’affidamento in prova ai servizi sociali, poi fuori.
In verità la Corte d’appello di Roma aveva stabilito nel 1980 che Guido dovesse sottostare, anche dopo la scarcerazione, a tre anni di libertà vigilata.
Ma la misura è stata adesso ritenuta eccessivamente severa. Attualmente l’ex ragazzo condannato collabora col padre nella gestione del patrimonio di famiglia e svolge attività come traduttore di opere a carattere religioso. Secondo la giustizia deve essere lasciato indisturbato alle sue meditazioni («non dimenticherò questa storia» ha ammesso, e il termine storia mi pare particolarmente riduttivo).
Della libertà di Guido mi sono già occupato di recente con un altro commento. L’ho fatto per dirmi in disaccordo con un buonismo burocratico al quale si pretende poi di dare ragionevolezza con argomenti di molto dubbia consistenza. Non vorrei aver l’aria d’un forcaiolo cui la legge piace se è spietata. Gianni Guido ha espiato. Ma il gratificarlo d’attestazioni lusinghiere mi sembra eccessivo, così come mi sembra eccessivo il giurare sulla sua totale non pericolosità. Anche prima del misfatto era un giovanotto come tanti altri.
Il mio dissenso è diventato sbigottimento alla lettura di questo passaggio che la citata motivazione dedica alla figura di Gianni Guido. «Si ritiene che l’unico giudizio negativo stia nei reati commessi a fronte di numerosi elementi favorevoli all’interessato».
Se ho capito bene «l’unico elemento negativo» (in realtà è una serie di elementi, omicidio, tentato omicidio e via dicendo) sarebbe compensato dalla condotta ineccepibile tenuta sia nella latitanza, sia in galera. Non basta: «Il reato commesso ha costituito per Guido un evento che ha radicalmente modificato l’evoluzione della sua personalità». Almeno sappiamo che con la sua morte Rosaria Lopez ha realizzato una conversione.

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