Chi critica Boffo non è contro la Chiesa

Le vicende di questi giorni e le dimissioni del direttore di Avvenire Dino Boffo devono indurre la classe dirigente e il governo del Paese a qualche riflessione. Va premesso che deve essere chiaro che chi in questi giorni ha tifato per Boffo non va confuso con chi sta con la Chiesa; e chi lo ha criticato non è contro la Chiesa. Sarebbe drammatico, ad esempio, se passasse l’idea che i rapporti di un movimento come la Lega siano determinati dalle vicende dell’ex direttore del quotidiano dei cattolici. La Lega ha rapporti con la Chiesa, non con questo o con quel direttore.
Parliamo poi di libertà di stampa. Ma davvero voi sentite minacciata la libertà di esprimere opinioni? Davvero sentite sotto attacco la libertà di criticare il governo? So bene, per esserne stato testimone in prima persona, che esprimere opinioni in controtendenza rispetto a quel concerto d’autore che lega testate, reti televisive, circuiti culturali e accademie del pensiero è controproducente, quando non addirittura, in termini di battaglia culturale, pericoloso.
Ho provato, anche recentemente, a rompere alcuni sodalizi. Impresa davvero ardua: se tocchi alcuni totem della cultura di sinistra, allora sì, sei un uomo morto. Lo sei, anche se cerchi di esprimere un pensiero diverso, magari originale, rispetto alla vulgata corrente, ad alcuni simboli, ad alcune banalizzazioni del vivere comune, che appena due decenni fa gli stessi corifei di quella parte politica dileggiavano. Ad esempio la Patria e la bandiera.
E parlo anche di un modo di intendere la relazione con la Chiesa, che per la Lega è un caposaldo.
La Lega, movimento di popolo radicato nel territorio, sa che la famiglia, i temi legati alla vita, il rispetto della dignità della persona, la stessa dottrina sociale dalla Rerum Novarum sino alla Caritas in Veritate sono un patrimonio che sta nel Dna della nostra gente.
Il nostro rapporto con l’Episcopato è libero dalla sudditanza e rispettoso nella sostanza. Al Meeting di Rimini, a un giornalista che mi chiedeva conto delle polemiche sollevate da alcuni presuli sul tema dell’immigrazione, rispondevo che il rapporto fra noi leghisti e la Chiesa è la memoria affettuosa verso chi ci ha nutriti e ci ha educati all’integrità: gente perbene nei comportamenti e cristiani che conoscono e difendono il valore di alcune parole come accoglienza, solidarietà, verità. Una madre, la Chiesa per noi.
E con la madre è lecito litigare, senza che questo metta in discussione l'amore che ti lega a lei.
Non è così per chi oggi sta strumentalizzando, davvero con scarsa eticità, il proprio rapporto con la Chiesa, con la Santa Sede, con l’Episcopato italiano.
Siamo di fronte a politici, opinionisti, testate giornalistiche che hanno attaccato la Chiesa senza ritegno, quando la Chiesa si esprime nella pienezza della propria missione pastorale. Per poi difendere in modo così strumentale l’ex direttore di Avvenire, tralasciando, magari, i fatti che riguardano Dino Boffo. Siamo di fronte ad un’intera cultura - relativista e individualista - che butta via il «deposito della fede» e cerca di strumentalizzare frammenti d'opinione legati al proprio interesse particolare.
Allora, quando la Chiesa, esprimendosi attraverso il direttore dell’Osservatore Romano, parla di «rapporti eccellenti fra Santa Sede e governo», si paventano divisioni fra la Segreteria di Stato e l’Episcopato. Invece, appena un vescovo qualunque esprime un’opinione che si discosti dall’azione del governo, per questi cultori della doppia verità, sarebbe la Chiesa nel suo complesso a manifestarsi contro l'esecutivo.
Non si fa così. Non sono d’accordo. E non lo sono da credente, da politico e da ministro. È come se io giudicassi il mio rapporto con il giornalismo cattolico dal fatto che il direttore dimissionario di Avvenire, un giorno prima della bufera, telefonò per farmi sapere, con ruvida puntigliosità, che non avrebbe pubblicato un mio contributo, analogo a quello ospitato oggi su questo giornale, sul confronto fra Lega e Chiesa, «perché oggi la Lega - così disse - ha preso posizione in polemica con un vescovo sul tema dell’immigrazione». Con il dottor Boffo non ho avuto alcun rapporto prima di quella telefonata, nonostante si sia più o meno coetanei e io sia stato per quindici anni amministratore della Provincia di Treviso dove anche lui è nato. Mi pare che il vistoso pregiudizio di quella telefonata sia la conferma di questa mancata relazione. Quel pregiudizio è segno che, in certi casi, l’unico rapporto richiesto è di natura ideologica. In occasione della telefonata pensai che quel direttore stesse manifestando il suo pregiudizio, non che il giornalismo cattolico fosse tutto da buttare via.
Credo che Umberto Bossi abbia fatto bene a cercare un dialogo concreto con il cardinale Bagnasco: su temi importanti come l’immigrazione bisogna lavorare insieme, cooperare, sentirsi in sintonia, non lasciare spazio a quanti vogliono far passare l’idea che la Lega abbia un atteggiamento meno che attento a tanta disperazione che si vede nel mondo.
Così com’è fondamentale che il rapporto tra governo e Segreteria di Stato sui grandi temi che riguardano il popolo italiano e la Chiesa (le grandi scelte macroeconomiche, l’identità, i segni e i simboli che fanno dell’Italia una Nazione cristiana) prosegua nel segno di quanto, ogni giorno, a me personalmente capita di vedere. Non c’è pezzo di terra coltivata in Italia da cui non traspaia l’unica civiltà alla quale tutto dobbiamo: quella cristiana.
*Ministro delle Politiche
agricole alimentari e forestali