Chi sfila e chi no

Il pendolo elettorale destra-sinistra, in tutta Europa, non funziona più: se perde una non vince necessariamente l’altra. Dal robivecchi sono finite non solo le ideologie, ma anche i semplici ideali, gli obiettivi di medio o lungo respiro: si vuole tutto e subito, e non l’eguaglianza sociale o il sogno americano, ma una Punto, un suv, un cellulare, un bilocale, un weekend, un tostapane, una rata più bassa. Le fasce sociali da proteggere non hanno più nome, possono essere operai e pensionati oppure impiegati, neolaureati, commercianti e artigiani: tutti spalmati su un ex ceto medio ormai spaccato a metà, in parte ancor più benestante e in maggioranza tuttavia declassato, impaurito, incazzato e assolutamente trasversale. Crescono le forze politiche che non sono particolarmente a favore di qualcosa, ma contro: contro gli immigrati, contro le multinazionali, contro la globalizzazione, e le banche, i politici, i giornalisti, la casta, le caste, tutti gli improvvisati e periodici colpevoli di vite immiserite. Qualcuno di essi, in Italia, per esempio, vota Di Pietro: e nessuno si chiede davvero che cosa lui pensi, e se pensi, e se abbia delle soluzioni: ma tutti sanno contro chi si scaglia, chi metterebbe in galera. Molti altri però non lo votano. È gente in difficoltà, c’è la crisi, ma fanno scelte diverse. Altri, ancora, si raccontano che ogni colpa sia di un uomo solo. Oggi sfilano per Roma.
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