Chiamatela la congrega degli "zanza"

Non sempre le cose, e gli uomini, sono come sembrano. È una citazione di Fedro. Un tipo di oltre duemila anni fa, uno che le favole preferiva scriverle, e scriverle bene, piuttosto che raccontarle. Vorremmo partire da qui. Perché da Fedro a Pasquale Lombardi non ci passano solo duemila e più anni, non c’è soltanto la sottile differenza fra lo scrivere favole e raccontarle, c’è il vuoto pneumatico che circonda e sostiene, oggigiorno, il perfetto zanza, per dirla alla milanese. D’accordo, Lombardi non è proprio di Milano e non è quindi tenuto a sapere tutto ciò che di fumoso contiene la definizione zanza, ma il termine non può essere ignorato visto che è entrato, con la massima dignità, tra le voci del Dizionario Zingarelli già da sette anni. Cercare per credere: zanza - imbroglione, truffatore. Ma anche, aggiungiamo noi, per rispolverare il suo antenato bauscia, sbruffone. Quindi?
Quindi non se ne abbiano a male, lui medesimo e i suoi sostenitori, ma Pasquale Lombardi emerge dalle patetiche e noiose intercettazioni sulla nuova, presunta «cricca» del malaffare, proprio e appunto come il prototipo dello zanza, come il grande millantatore, come un colosso di cartapesta. Facciamo solo un paio di esempi, brevi, per non sottoporvi ad inutile tortura, dalle trascrizioni delle succitate intercettazioni, per sostenere adeguatamente la nostra convinzione.
È un dato di fatto che, se si legge l’ordinanza d’arresto scattata nei suoi confronti nell’ambito dell’inchiesta romana sull’eolico in Sardegna (che poi si è allargata a tutto e al contrario di tutto), Lombardi sembra veramente l’uomo in grado di arrivare sempre ovunque e di riuscire sempre a parlare con chiunque e comunque. Capace persino, con gli altri due «autorevoli» membri delle cricca segreta, Martino e Carboni, di condizionare, come sostiene la Procura di Roma, «gli organi dello Stato nonché gli apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali». Solo che tutto questo suo fiorire di promesse, assicurazioni, garanzie, sempre e solo a parole, finisce puntualmente, per sua stessa ammissione, come ci svelano le intercettazioni telefoniche, in clamorose e inevitabili «figure di merda».
Primo esempio. Per i pm romani, la «cricca» dei tre tentò di avvicinare giudici della Corte costituzionale allo scopo di influire sull’esito del giudizio sul cosiddetto lodo Alfano. Ok. Ma i risultati, come oggi ben si sa, furono ben diversi. Come mai se l’impegno, o meglio la promessa di un impegno, c’era stata? Se Pasqualino Lombardi parla con il giudice Martone, e con il sottosegretario Caliendo al quale confida in stretto slang: «Amm ’fa ’nu poc’ na conta a vedè quanti sonn’ i nostri e quanti sonc’i loro per cui se potimm’ correre ai ripari, mettere delle bucature, siamo disponibili a fare tutto»? Fatto sta che, a Lodo bocciato, ecco che Lombardi, mostra il lato debole tipico dello zanza in panne e ammette: «Eh, che figura di merda... che la Corte costituzionale, noi non cumandamm manc’o cazz, noi non comandammo niente». Naturalmente il sodale Martino non può far altro che sottoscrivere: «Non contiamo un cazzo». Secondo esempio delle grandi performance, ma sempre e rigorosamente verbali del pensionato Pasquale Lombardi, che, tra l’altro (se non è zanzismo questo) si spacciava per magistrato, pur essendo un semplice componente di commissioni tributarie, è il tentativo di influenzare il giudizio sull’esclusione della lista di Formigoni dalle elezioni regionali in Lombardia. Formigoni viene intercettato. Pasquale Lombardi va a trovare il neopresidente Marra, facendo intendere chissà cosa. Ma il ricorso viene respinto. E Martino anche questa volta non può far altro che riconoscere che il potere di persuasione di Lombardi non è poi così straordinario. Ed efficacemente ancora una volta sintetizza così al telefono: «Diciamo che la figura di merda l’amme fatta nuje con quello della Corte d’appello». Già, come dargli torto.
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