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La Chiesa si indigna per il sesso degli angeli

Perché indignarsi solo oggi se qualcuno, senza neppure il sospetto di simonia, ha pensato di rendere omaggio alla prima donna premier dell'Italia

La Chiesa si indigna per il sesso degli angeli
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Svolta della Santa Sede: "Via da quell'affresco il volto della premier", titola Repubblica. E vien da sorridere davanti a tanta indignazione, soprattutto pensando a quanto la storia dell'arte sia fatta proprio dai volti di potenti e religiosi che presi dall'ambizione e del tutto indifferenti all'obbligo dell'umiltà, hanno fatto gara nel farsi ritrarre in capolavori che popolano chiese e palazzi ecclesiastici. Così come non è un mistero che sia stata proprio la Chiesa ad accettare discutibili committenze per raccontare con le immagini a un popolo allora analfabeta le sue storie e i suoi Vangeli. E per questo abbia collocato vicino ai suoi altari Papi lussuriosi e i loro figli, sanguinari capitani di ventura e spregiudicati mercanti. E così a Padova la Cappella degli Scrovegni, uno dei vertici non solo dell'arte, ma dell'animo umano, fu commissionata a Giotto da Enrico, figlio di Rinaldo, facoltoso usuraio padovano, forse per espiarne quei peccati che qualche anno dopo la conclusione del ciclo giottesco portò Dante a sprofondarlo nell'Inferno. Del sommo Tiziano, invece, è il Ritratto di Paolo III con i nipoti, dove il Papa Farnese è seduto su una sedia a braccioli rivestita di panno rosso accanto a due dei suoi quattro nipoti, figli del figlio Pier Luigi: il cardinale Alessandro Farnese e il duca Ottavio in procinto di inchinarsi. Un Papa e la sua non casta discendenza, magnificamente ritratti da un maestro del colore senza che questo destasse e desti ancora oggi nessuno scandalo. Ma tanti sono anche i soldati di ventura ospitati nelle cattedrali, come ricorda il Monumento equestre a Giovanni Acuto, affrescato da Paolo Uccello nel 1436 nella cattedrale di santa Maria del Fiore a Firenze per ricordare il condottiero inglese John Hawkwood, italianizzato in Giovanni Acuto, che guidò l'esercito fiorentino e morì in città nel 1394. Ma tantissimi ritratti e tanti figli ebbe anche Alessandro VI che ne mise al mondo un buon numero di illegittimi e parecchio si spese per assicurare un regno terreno ai più famosi Cesare e Lucrezia Borgia, tanto da diventare sinonimo di libertinismo e nepotismo.

Perché allora indignarsi solo oggi se qualcuno, senza neppure il sospetto di simonia, ha pensato di rendere omaggio alla prima donna premier dell'Italia. Che per di più, ha pubblicamente gridato "Sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono cristiana". Troppo, forse, per la Chiesa di oggi.

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