Chiese razziate, presi due ladri d’arte

Svuotati templi poco conosciuti e per questo poco protetti

Chiese razziate, presi due ladri d’arte

Ladri in «batteria», ma per niente polli. Una squadra specializzata nel depredare chiese, arrivata a compiere un furto alla settimana per quasi un anno. Esperti come testimoniano le dinamiche dei colpi, rubavano di tutto. Dai quadri d'epoca, alle statue, dagli inginocchiatoi ai candelabri. Ma anche si «accontentavano» dei reliquiari preziosi dopo aver buttato nella spazzatura le requie di santi come è accaduto a quelle di San Giacomo custodite nel Santuario della Bevera a Barzago in provincia di Lecco o ai santi Giacomo e Filippo della chiesa di Merone. E non si sono fermati nemmeno davanti alla cassetta delle offerte dei fedeli che svuotata del contenuto era finita sui banchi di un antiquario che non era andato troppo per il sottile. Così come erano passati dalle pareti della chiesa a quelle dei negozi di antiquari gioielli ex voto alla Madonna, mobili di sacrestia ed angioletti lignei.
Un centinaio le opere recuperate dai carabinieri del Nucleo Tutela patrimonio Artistico. Due i ladri finiti in manette per furto aggravato e dieci mercanti d'arte denunciati per ricettazione. Opere d'arte di grande valore sottratte anche in ville delle province di Verona, Bergamo e Pavia. Dei due arrestati, pregiudicati, uno si trovava già agli arresti domiciliari per lo stesso reato e il secondo, romeno, aveva dato una dato una decina di nomi falsi.
I due ladri si avvalevano di un'organizzazione che prima compiva i sopralluoghi nelle località segnalate dai libri d'arte e poi trasferivano le informazioni alla «batteria». Poi altre persone si incaricavano di piazzare la merce ad antiquari compiacenti che non facevano troppe domande sulla provenienza delle opere loro offerte.
L'operazione «Pulchra Ecclesia» così denominata in considerazione della quantità, ma soprattutto della qualità delle opere d'arte recuperate, ha messo alla luce un fenomeno nuovo. Colpi su commissione realizzati in piccole chiesette e santuari segnalati solamente dalle guide turistiche, prive dunque di grande richiamo mediatico. Chiese isolate il cui patrimonio era inventariato dalla banda prima di colpire. «Le nostre indagini - commenta il capitano Andrea Ilari, comandante del Nucleo - aprono ulteriori orizzonti di conoscenza del mercato illegale delle opere d'arte a soggetto religioso, grazie all'individuazione di sconosciuti ed insospettabili mercanti d'arte privi di scrupoli. Questo permetterà di risalire ad una fitta rete di rapporti illeciti con il possibile recupero di beni sottratti al culto ed alla funzione pubblica».
I carabinieri hanno seguito a ritroso le tracce lasciate. Dai negozi di antiquari passati al setaccio sino al compratore e al venditore. Poi sono scattate le manette. «Il giorno del furto avevo notato una coppia di giovani che si aggirava attorno al santuario - dice don Enrico Panzeri, parroco di San Gioacomo Evangelista di Monte Barro - il paese è piccolo e gli sconosciuti si notano subito. La chiesa è isolata e i ladri avevano fatto un lavoro certosino da professionisti entrando da una finestra laterale dopo aver tagliato l'inferriata. All'appello mancano solamente due statue tra cui una Madonna del '600 a cui i mie fedeli sono molto affezionati».