Chirac nomina premier Villepin «Uniti nell’interesse nazionale»

Il presidente francese lancia un appello in Tv. «Ma il nostro modello non è quello anglosassone»

Alberto Toscano

da Parigi

La Francia ha un nuovo primo ministro e sta per avere un nuovo governo. È questa la risposta del presidente della Repubblica Jacques Chirac al voto dei connazionali, che - col referendum di domenica - hanno sbattuto la porta in faccia all'Europa pur di lanciare un segnale d'allarme a causa della crisi sociale. Qualcuno aveva suggerito al gollista Chirac di comportarsi come il gen. De Gaulle, che nel 1969 si dimise dall'Eliseo quando i francesi risposero di no, per via referendaria, a una proposta di riforma da lui formulata. Altri tempi. L'idea delle dimissioni non è certo passata neppure per l'anticamera del cervello dell'attuale presidente, che ha invece designato il suo primo ministro Jean-Pierre Raffarin quale vittima sacrificale, da offrire in pasto alla liturgia cannibalesca della protesta popolare.
Ieri mattina Raffarin, 56 anni, è uscito dall'Hôtel Matignon, Palazzo Chigi parigino, per percorrere in auto il paio di km fino all'Eliseo. Poi il colloquio con Chirac, che gli ha fatto due regali: accompagnarlo all'uscita della residenza presidenziale e consentirgli di tenere una conferenza stampa per tracciare lui stesso il bilancio dei suoi tre anni di governo. Così Raffarin è tornato a Matignon, dove di fronte ai giornalisti ha tracciato un quadro idilliaco delle sue realizzazioni: meno morti sulle strade, miglioramento della situazione sociale e tutta colpa della baraonda petrolifero-monetaria se l'economia non ha tenuto le promesse.
Intanto arrivava all'Eliseo un personaggio che conosce ogni anfratto di questo singolare palazzo: Dominique de Villepin, 52 anni, che è stato dal 1995 al 2002 il segretario generale della presidenza della Repubblica, ossia il braccio destro operativo di Chirac. Villepin (quando non c'è il nome di battesimo, bisogna chiamarlo così, senza il «de») non è un politico. È un diplomatico di bell’aspetto e di grande cultura, con l'hobby dello scrivere e con una simpatia per il personaggio di Napoleone. Tra i super-fedelissimi di Chirac è l'ultimo rimasto in corsa perché gli altri si sono fatti tutti impallinare per le loro gaffes o per vicende di carattere giudiziario. Villepin ha ricevuto da Chirac il mandato a formare un governo, la cui composizione verrà ufficializzata nei prossimi giorni. Poi è andato a Matignon a ricevere le «chiavi di casa» da Raffarin, che - ormai era il pomeriggio - s'è infilato nella sua auto scura e ha abbandonato mestamente Parigi (città che varrà pure una messa, ma che sa anche essere ingrata e un po' sadica al termine dell'ultima preghiera).
Le dimissioni dell'impopolare Raffarin erano scontate e probabilmente sarebbero state rassegnate anche nel caso di vittoria dei sì al referendum sulla ratifica del Trattato costituzionale europeo. Ma lo scenario della netta vittoria dei no ha seriamente indebolito Chirac, costringendolo a venire a patti col suo amico-rivale Nicolas Sarkozy, 50 anni, che punta notoriamente a soffiargli il posto in occasione delle presidenziali del 2007. Sui rapporti Chirac-Sarkozy, comprese le relazioni d'un tempo tra il secondo e la figlia del primo, si potrebbe scrivere un libro. Quando nel 2002 le sinistre hanno perso il governo, Sarkozy voleva diventare primo ministro, ma Chirac, che non si fida di lui, lo ha messo agli Interni. Sarkozy s'è impegnato tantissimo, riuscendo a diventare il beniamino dei poliziotti. Al momento del rimpasto governativo dell'aprile 2004, Sarkozy è passato all'Economia, candidandosi al tempo stesso alla presidenza del partito di Chirac: l'Ump, Union pour un Mouvement populaire. Il presidente lo ha messo di fronte a una scelta: o il partito o il governo. Così Sarkozy si è dimesso dal governo nel dicembre 2004 all'atto d'assumere la guida dell'Ump.
L'altroieri, alla luce dei risultati del referendum, Chirac ha ricevuto i leaders del centrodestra e ha negoziato un modus vivendi con Sarkozy. Risultato: Dominique de Villepin è divenuto primo ministro e Nicolas Sarkozy tornerà al governo come numero due dell'esecutivo e come titolare degli Interni, pur restando il presidente dei Popolari francesi.
Chirac, dal canto suo, ha chiesto ieri ai francesi, in un appello tv, di «riunirsi attorno all’interesse nazionale». Secondo Chirac il no non è stato contro l’ideale europeo: è «una richiesta d’ascolto, di azione, di risultati». Il modello francese, ha sottolineato Chirac, «non è quello anglosassone, ma non è nemmeno immobilismo: è un modello fondato sul dinamismo e sull’iniziativa individuale, sulla solidarietà e sul dialogo sociale».

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